Da circa un mese e mezzo è con noi Maria di quindici anni e da qualche giorno Caterine di sedici.
Prima di Caterine, per una settimana, c’è stata Gloria ma in quel breve tempo che ha passato con noi ha fatto di tutto per creare una situazione talmente pesante, che alla fine è tornata in Fondazione. Abbiamo ragionato a lungo  su questa vicenda e siamo arrivati alla conclusione che le ragazze che vengono accolte alla “Laura Vicuna” sono cariche di un tale peso psicologico negativo che a causa del quale non è così scontato un loro inserimento in un contesto familiare “normale”. Ci vorrebbero altresì più risorse umane e professionalità.
I contesti familiari e le zone da cui provengono le ragazze della Fondazione sono per la maggior parte miseri e degradati, solo alcune di loro riescono a raccogliere le  rare opportunità che gli vengono date, non per colpa loro, ma perchè sono inserite in un vortice di emozioni e situazioni che le risucchia inesorabilmente in un “loop” mantenendole in quell’ingranaggio da dove è difficile sottrarsi.
Maria è sorella di Cintia (di cui avevo scritto nella precedente lettera), oggi ha compiuto quindici anni. Abbiamo organizzato una piccola festa dove viviamo, abbiamo invitato parte della famiglia di Maria. Wilmer è il fratello maggiore, ha diciasette anni e  da circa nove anni vive in una fondazione a Quito sur; ci ha fatto una notevole impressione, come di una persona che stia sfruttando l’occasione che gli viene data. Ci ha raccontato del suo percorso nella sua fondazione, dei primi difficili anni, delle difficoltà di inserimento, delle continue fughe. Ora da l’impressione che abbia ben chiaro quello che vuole fare, sebbene non sia il più grande è il responsabile del gruppo di ragazzi che vive nella sua casa, inoltre alcune volte sostituisce l’educatore nelle mansioni quotidiane, presagendo un futuro di possibile educatore e dice a Maria de desfrutar de su vida.
Maria ha una “cedula” che attesta una descapacitad del 45% e Caterine del 55%. Abbiamo l’impressione che i servizi rilascino con troppa approssimazione queste graduatorie; per quello che abbiamo potuto constatare, non si tratta di ritardi congeniti ma di tare che sono cresciute insieme a loro negli ambienti in cui hanno vissuto fino ad ora. Anche il fatto di trattare con loro questo agomento in maniera troppo diretta, fa in modo che loro stesse si convincono di avere un retraso adagiandosi in esso senza reagire.
Padre Giuliano ha detto che ci siamo presi una bella rogna (nel senso buono) ma crediamo che dare una speranza e fargli capire che lottare per essa non sia tempo perso, sia già un buon punto di partenza. La speranza da sola non trasforma il mondo ma è una componente importante alla qualità della lotta.
Per comprenderle ed aiutarle dobbiano conoscere da dove vengono e frequentare le loro famiglie. E’ la parte più difficile perchè sempre le loro famiglie sono un puzle inestricabile di legami, intrecci e abitudini di vita per noi di difficile comprensione, ma è chiaro che stiamo parlando di persone che vivono ai margini della società, spesse volte analfabeti e privi di una qualsivoglia educazione sociale ed emotiva. Sono gli invisibili che tutte le società vogliono nascondere con vergogna facendo finta che non esistono, emarginati che vengono spinti negli angoli più reconditi delle periferie urbane, dove anche i sopprusi più ignobili non vengono denunciati.
Maria prima di venire da noi, da qualche tempo si recava il fine settimana da una sua sorella di nome Marta che ha ventidue anni. Sta insieme con un uomo (?) più grande di quindici anni dall’età di quattordici. Questo individuo ha abusato di Maria. Quando Maria ha raccontato l’accaduto, di concerto con la psicologa e l’assistente sociale della fondazione abbiamo subito convocato Marta. Osservando la prostrazione psicologica e fisica di Marta nel mentre che gli venivano riferite le “gesta” del suo compagno, avvertivo un malessere che mai avevo provato prima di allora, immedesimandomi in lei ho sentito un vuoto e una disperazione che quasi riuscivo a toccare. L’unica cosa che è riuscita a dire in un ora di confronto è stata: “non lo posso denunciare perchè porta da mangiare ai miei figli”.
Quante di queste situazioni e di altre ancora abbiamo vissuto. Esiste un mondo oscuro e violento che sembra un altro pianeta rispetto al nostro. E’ necessario conoscerlo per capire l’umanità di cosa è fatta e per comprendere la fortuna che abbiamo ricevuto.
La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita, terrorizza che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro, con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince, oppure no e allora si perde.
Il progetto della ceramica a Salinas prosegue. Ci sono tre ragazzi e una ragazza che ci lavorano, noi non possiamo essere più presenti come prima, ma con l’aiuto di Patricia ed ora anche di Anna l’esperienza continua.
Anche qui l’obbiettivo di dare un oppurtunità a chi di oppurtunità ne ha poche, è di difficile comprensione dalle stesse persone che sono coinvolte nel progetto. Ieri Bepi Tonello mi diceva che la magior parte delle persone di Salinas si accontentano di vivere alla giornata, della serie oggi ho cinque dollari in tasca perciò domani non vado a lavorare. Dietro l’apparenza di una comunità abbasta evoluta si cela un disagio giovanile che sembra figlio della nostra globalizzazione. Tutto subito e per diritto!
Stiamo cercando di lavorare più che sul successo di impresa, su un idea di formazione delle persone, uno spazio educativo, che vada al di là della dittatura di mercato e dei consumi che genera solo povertà e omologazione e insieme rabbia e frusrazione. Qualche volta ci assale il dubbio che siano solo dei nostri sogni, ma poi incontriamo persone che la pensano come noi e allora l’avventura continua!
Domani andrò a Puerto Nuevo (Muisne, cantòn di Esmeraldas). Padre Giuliano una volta tanto resterà a Quito a descansar un poco.
Sono arrivati i mattoni per costruire le case per i terremotati, dove ormai da aprile stiamo seguendo il progetto di costruzione di quaranta case. Ma non solo abitazioni. Ogni lotto di 5000 metri quadri avrà a disposizione quattrocento piante di cacao da coltivare, con un punto vendita gestito direttamente dai campesinos. La Maquita (Comercio justo y solidale) inventato trent’anni fa da padre Graziano ci sta dando un contributo notevole. Da un immane tragedia un occasione per rinascere.
Sfortuna, fortuna, elementi fuori controllo. Opportunità da cogliere.
Un abbraccio.

Giorgio y Cristina

 

Le foto:
Casa della mamma di Maria
Caterine y Maria
Cucina
Laboratorio di Ceramica
Allineamento piante di cacao
Piantando cacao
Farfalle a Mindo