Cari amici vi mando come augurio di Natale la mia riflesione che ho fatto per la parrocchia Cristo Risorto-Quito sud- per Natale.
“Il mistero del Natale che i cristiani celebrano in massa questa notte può essere espresso totalmente in poche parole che, però, contengono conseguenze enormi: “il figlio di Dio si è fatto uomo e ha posto la sua tenda accanto alle nostre tende”. Questo è l’annuncio, sorpresa che si rinnova ogni volta che celebriamo il Natale. Quello che sembrava assolutamente impossibile, si è fatto realtà: “e il Verbo, carne si è fatto!” Cercherò di riflettere su questa realtà in quattro punti.

 

1. Posti di fronte a questo annuncio sorprendente, una prima domanda che ci viene in mente è: per quale motivo Dio ha preso la decisione così drastica di farsi uomo, e peggio ancora di entrare nei sotterranei dell’umanità dove la miseria materiale incrocia la miseria morale, la mancanza di dignità, l’abbandono, il tradimento, l’infedeltà, la violenza , la corruzzione, la disonestà negli affari pubblici e privati? Perchè Dio ha voluto far paerte di una umanità umiliata da tante miserie?
Durante i giorni dell’Avvento ho tentato di darmi una risposta a questo interrogativo e me ne sono fatto una ragione: io credo che Dio abbia deciso di dare questo passo, al vedere lo spettacolo disgustoso che in molti luoghi, anche qui nella nostra parrocchia, l’umanità continua a dare.
Durante un ritiro con i giovani ho rotto due immagini di gesso, una di un uomo e una di una donna, poi li ho sfidati a ricostruirle. Lo hanno potuto fare solamente in minima parte. Restaurare le persone umane che sono arrivate a un degrado assoluto e che Lui aveva plasmato a sua immagine e somiglianza, per me, è stata la ragione per la quale il Figlio di Dio si è fatto uomo.
Restaurare l’umanità perduta, le esistenze rotte, recuperare le persone dal degrado in cui sono precipitate, questa è l’ansia di Dio che lo ha mosso ad essere totalmente umano. Umanizzare l’umanità è la dinamica profonda del Natale.
E noi che facciamo parte della Parrocchia Cristo Risorto avremo bisogno di quest’opera di umanizzazione?
Noi siamo preoccupati dell’abbandono della fede e delle pratiche religiose di molti dei nostri giovani ed adulti. Ci lamentiamo dell’abbandono della chiesa cattolica da parte di molti fedeli verso altre chiese o gruppi religiosi. Tuttavia a me pare che c’è qualcosa di più grave che succede in mezzo a noi: il deficit umano, la mancanza di umanità.
Se un giovane universitario continua a giocare con il cellulare seduto sul vano scale, mentre la mamma giovane sta morendo e ricevendo l’olio santo, è l’umanità che viene a mancare più che la fede. Se i figli adulti di un anaziana signora la distraggono con una cena al ristorante, mentre due di loro sottraggono da sotto il materasso i titoli di proprietà della casa e di un terreno, è l’umanità che viene a mancare. Quei figli perdono  la loro qualità di figli e più ancora quella di cristiani, ma perdono sopratutto la loro qualità di esseri umani.
E se una persona di novantadue anni vive del sostegno economico  di un anziana sorella migrante perchè nessuno dei suoi dieci figli vuole occuparsi di lui, è la qualità umana di questi dieci figli che viene a mancare. E se una madre se ne va di casa, per inseguire avventure con altri uomini indifferente al pianto dei figli che ora la odiano, è l’umanità di questa persona che è in discussione.
E Dio, in questa notte si è fatto umano, umanissimo per offrire a tutti un profilo decente di umanità e un cammino credibile di riscatto umano.

 

2. Però non si può pensare di restaurare la dignità e la qualità umana delle nostre vite se non ci impegnamo a restaurare l’ambiente umano in cui viviamo. Qui in città stiamo educando bambini e giovani in un ambiente artificiale frutto di svariate tecnologie. E’ difficile coltivare la crescita umana della nostra gioventù in un contesto ambientale di pietre, cemento, catrame, veicoli, reticolati di strade caotiche, rifiuti… che riducono gli spazi della natura che, anzi tendono a  eliminare per la voracità dei potenti di turno, impedendo così ai bambini e ai giovani di sperimentare e di vivere i ritmi biologici della vita e della natura.
Dio, agli inizi della creazione, aveva posto l’essere umano al centro di un giardino, perchè egli potesse svilupparsi in pienezza. Ma in queste ultime decadi gli stiamo rubando il giardino, obbligando giovani e adulti a vivere in uno spazio desertificato di cemento e rifiuti.
Per umanizzare l’essere umano bisogna restaurare l’ambiente umano nel quale viviamo. Occorre difenderlo. Non possiamo consegnarlo a gruppi di potere cinici e corrotti.
Le prime esperienze umane del Dio bambino a Betlemme sono state negativamente i rifiuti di accoglierlo e la povertà estrema dei suoi genitori, però  positivamente è stata anche la bellezza di una notte stellata; il freddo intenso dell’inverno mitigato dal calore del soffio degli animali; l’odore di pecora e il profondo e incantevole silenzio della notte: Dio si è fatto carne in un ambiente umano che la cittò ha perso e non vuole recuperare.

 

3. Se la notte di Natale pone allo scoperto l’ansia di Dio di ritornare ad umanizzare l’umanità per restituirla alla sua bellezza originale non potevano mancare le donne nell’opera di restauro che incomincia dalla notte di Betlemme.
Il Natale è un avvenimento nel quale sopratutto le donne svolgono un compito straordinario e, direi esclusivo.
E’ necessario riconoscere una per una queste donne della nascita e dell’infanzia di Gesù perchè sono sopratutto loro che anticipano i tratti della futura umanità. A cominciare da Maria la giovane mamma di Gesù che, incinta, non teme di alzarsi in fretta e fare un lungo viaggio di fede e di servizio verso la casa di Elisabetta. Elisabetta che nella sua vecchiaia si riempie di spirito e canta con giubilo quando vede entrare la giovane Maria nella sua povera casetta di montagna; Anna la profetessa che rimane in attesa ottantaquattro anni per abbracciare il suo Signore; Rachele che piange e non vuole essere consolata perchè i suoi figli, i figli del suo popolo e del nostro popolo, cadono vittime della violenza omicida dei potenti; Ruth che la Liturgia dell’Avvento ricorda antenata straniera di Gesù, dedicata al lavoro ad esempio di fedeltà e di amore appassionato alla famiglia.
Le donne della Natività rappresentono il lato più bello dell’umanità riscattata in Cristo Gesù. Nella testimonianza della loro vita possiamo riconoscere i tempi nuovi inaugurati questa notte dal “Dio che si è fatto carne”.

 

4. La riflessione sulla notte del Natale non può terminare senza condividere il sogno di Isaia. Si tratta di un sogno di incredibile attualità. E’ un sogno di speranza; una promessa che a partire dalla prima notte santa si sta realizzando. Si tratta del sogno di speranza per i gruppi più fragili della società: per gli anziani; le persone con handicap; coloro che vivono in situazione di depressione; e perfino per quelli che si sentono impauriti dai problemi della vita. Dice Isaia (cap. 35,1-5) : “si irrobustiranno le mani tremanti; si renderanno salde le ginocchia vacillanti (si tratterà di Parkinson o Alzhaimer?) ; si apriranno gli occhi dei ciechi; si schiuderanno gli orecchi dei sordi; lo zoppo salterà come un cervo; griderà di gioia la lingua del muto”.
Come non ricordare in questa notte santa i nosti fratelli disabili che sono la parte più fragile della nostra umanità? IL Natale è promessa di una nuova e più alta considerazione da parte di tutti nei loro confronti; è un impegno di garantire a loro un posto pù alto nella chiesa e nella società. Con la nascita del Dio bambino deve essere possibile realizzare il sogno del profeta Isaia.

 

Buon Natale cari fratelli, care sorelle in umanità.
Questa è la notte per cominciare ad essere uomini e donne nuove per costruire cieli nuovi e terre nuove.
Amen

 

 Don Giuliano