Salinas 10 Luglio 2020

Un grandissimo abbraccio a tutti!

Come vanno le cose qui in Ecuador, qui in Salinas?

Come dicono loro “Medio Bien”. Mezzo bene, la traduzione letterale, come il bicchiere che può essere visto mezzo pieno o mezzo vuoto, anche qui la situazione è questione di punti di vista, a seconda da dove la guardi o come la guardi ha sicuramente sapori e pesi differenti.

Se la guardi dalla città, da quella moltitudine di gente ammassata una sull’altra ha una sfumatura, se lo guardi dal campo, definizione con cui vengono identificate tutte le aree del paese dove l’economia primaria è quella agricola, intesa spesso e volentieri come economia di sussistenza, dove vivono poche persone e la mobilità è molto ridotta, la sfumatura è sicuramente diversa.

Ma quel che è peggio, quello che più ci sconvolge ancora e direi ci irrita è che se tu hai le tasche piene di dollari e hai la possibilità di pagarti il “Seguro” (assicurazione sanitaria) hai la possibilità di farti il test e sapere se ti sei infettato, e se lo sei puoi accedere ai servizi sanitari per curarti, e così puoi far parte delle statistiche che il governo dirama sul numero di infetti e di eventuali morti. Mentre se hai le tasche completamente vuote, preghi solo che non succeda nulla, perché per lo stato sei un nulla, manco degno di far parte delle statistiche del paese. Quasi tutto il mondo funziona in questo modo, ma non è facile accettare queste storture che il mondo ci propone come ineluttabili, dettate dal fato e non conseguenza delle profonde ingiustizie che governano il mondo stesso.

Venendo alla cronaca anche quest’ultimo periodo è stato colmo di avvenimenti: Guaranda è passata da semaforo rosso a semaforo arancione e conseguentemente anche le sue tre Paroquias (comuni), ma questa è una decisione che ha coinvolto moltissime zone dell’Ecuador. Ci si può muovere molto più liberamente, il coprifuoco non è più alle 14 ma bensì alle 21, conseguenza ovvia c’è molta più gente in giro, inizia ad arrivare qualche turista, ma quel che è assurdo è che non vi è stato nessun cambiamento nessun miglioramento per decidere il passaggio da una situazione all’altra; forse la stanchezza dopo tre mesi a tenere ancora tutto bloccato, le difficoltà economiche che questo blocco comporta, sta di fatto che in poco tempo i casi di contagio in Guaranda sono aumentati a dismisura. Qui in Salinas sono risultate positive due signore che vendono merce al mercato, mercato chiuso per quindici giorni con relativa sanificazione e nuove norme per accedervi, la Fondazione e la Funorsal hanno fatto fare a tutti i suoi collaboratori il test (noi compresi) e, molti, il 25% dei testati risultava positivo, compreso padre Antonio; panico, sembrava molto strano troppa gente positiva senza alcun sintomo, il giorno dopo sono stati ripetuti e solamente una persona risultò che lo aveva contratto ma aveva già gli anticorpi, quindi ammalata e guarita. La stanchezza dell’isolamento, ma soprattutto la necessità di rimettere in movimento per quel che si può dell’economia, è la motivazione che ha fatto riempire nuovamente le strade e le piazze di Salinas e delle sue comunità, e delle Paroquias limitrofe; l’impressione era di trovarsi dopo un bombardamento, dopo un terremoto, la gente usciva sembrava incredula come se fosse confusa e felice di essere scappata al pericolo, siamo passati dal nessuno in giro, per mesi ti muovevi per gli impegni strettamente necessari, camminavi veloce tutto bardato come un’astronauta e difficilmente incontravi qualcuno, e se lo incontravi rapido cenno di saluto da lontano, poi testa bassa e passo rapido, ragazzi, bambini non ne vedevi uno manco per sbaglio, sembravano scomparsi, inghiottiti dalle loro stesse case, sembrava impossibile. Poi all’improvviso con il passaggio al semaforo arancio sembrava di stare al gioco “Tana-Libera tutti”, da un giorno all’altro strade e piazze che si riempiono, macchine che circolano, ragazzi che rispuntano con relativa rete da volley che magicamente riprende il suo posto in piazza, negozi che timidamente riaprono, turisti che ricominciano a far capolino per le strade di Salinas. Tutto forse un po’ troppo rapidamente, anche le autorità se ne sono rese conto subito, il numero dei contagiati è schizzato alle stelle soprattutto in Guaranda, ma non hanno avuto la forza o il coraggio di ritornare a semaforo rosso, l’avevano ventilata subito come ipotesi, ma poi non se n’è fatto nulla. Noi qui in Salinas siamo ancora baciati dalla fortuna, nonostante i casi al mercato, il caso in Fondazione la situazione sembra sotto controllo, la gente ha perso la fobia iniziale ma continua a restare sufficientemente accorta, noi confidiamo che la fortuna non si stanchi di baciarci…

Non è molto come prospettiva, ma è la migliore che si può mettere in campo in questo momento…

La situazione nel resto del paese non è facile da comprendere, le notizie sono poche e confuse, ora sembra che la situazione peggiore sia in capitale a Quito, questa settimana abbiamo chiamato don Giuliano per sapere come stava e avere qualche informazione direttamente da lui. Ci confermava che la situazione è effettivamente critica in questo momento, soprattutto nei due estremi della città, le due zone più povere e più densamente popolate, per la maggior parte gente che non ha possibilità di accedere ai servizi sanitari, e che non possono  “quedarse en la casa” il nostro “rimani in casa” perché se non escono a cercare qualcosa non si mangia, e restare in casa vuol dire magari stare in una decina di persone in due minuscole stanze, non si sa cosa sia peggio, uscire o stare in casa. Giuliano ci diceva che là in Quito Sur la situazione è piuttosto grave, i casi sono molti e tutti privi di sostegno sanitario, c’è la struttura di Padre Carollo, una di quelle che Beppi Tonello sta cercando di aiutare con la raccolta fondi lanciata nei mesi scorsi, che cerca di far fronte all’emergenza ma è la classica goccia nell’oceano, non è molto ma almeno c’è!!!

Il tutto passa sotto la più assurda indifferenza da parte di chi non ne è coinvolto e delle autorità stesse, alcune fonti di informazioni dicono, ma bisogna prendere tutto con le pinze perché dati e informazioni certe non ve ne sono, che se si fa una proporzione tra abitanti e numero di infettati guardando il valore percentuale e non il valore effettivo l’Ecuador è il paese Latino Americano messo peggio, ma chi può dire se corrisponde a verità? Questa forse è la cosa peggiore, non poter avere la percezione della dimensione del problema, contro chi stiamo combattendo? siamo in guerra contro quattro gatti spelacchiati o contro un esercito armato di tutto punto?

Ma questa è la realtà Ecuadoreña in questo momento e con questa dobbiamo cercare di fare i conti, anche se un po’ tristi e preoccupati per quello che vediamo non siamo certo scoraggiati, con fatica con molta fatica ma ne usciremo da questa situazione, ne siamo certi. Non ci riferiamo solo all’aspetto sanitario, che già questo è un bel dramma, ma pensiamo anche all’aspetto economico, subito dopo la soluzione del problema sanitario sarà da affrontare quello economico, l’economia già di per sé precaria grazie agli scellerati accordi con il FMI dopo questa ulteriore batosta dovuta alla pandemia è veramente ridotta ai minimi termini. Ovviamente stiamo parlando dell’economia dei “poricristi”, anche qui come in tutto il mondo, alcune dinamiche sono veramente globalizzate, c’è tutta una serie di persone e settori che hanno già vagonate di soldi e che hanno usato questa pandemia, sotto gli occhi indifferenti del potere politico, per truffare, rubare, e far affari sulla pelle degli altri, da questo punto di vista sembra proprio di essere ancora a casa, di essere ancora in Italia.

Emanuele

Anche questa volta abbiamo scritto parecchio, come sempre ci siamo lasciati prendere dalla voglia/necessità di condividere di raccontare a tutti voi quello che stiamo vivendo in questo splendido periodo della nostra vita.

Io in questo periodo in cui i ragazzi dell’hogar sono tutti a casa per la pandemia e anche i progetti della fondazione vanno a rilento stò lavorando assieme ad alcuni ragazzi al progetto del museo e un po’ a tutto quello che ci gira attorno.

I ragazzi qui in Salinas sono una risorsa, ma dal mio punto di vista sono anche un grossissimo problema, ripeto dal mio punto di vista. Il Padre vorrebbe, sente quasi un debito nei loro confronti, creare opportunità per questi giovani come era riuscito a creare opportunità per i Salineriti in questi ultimi cinquant’anni. Ma i ragazzi di allora non sono i ragazzi che si incontrano ora, ora sono decisamente globalizzati, sono molto più avvezzi a parlare di diritti spettanti, che ad impegni da assumersi. Le organizzazioni secondo loro dovrebbero aprirgli le porte, dargli opportunità, affidargli la gestione, si certamente questo dovrà avvenire, ma secondo me prima di questo ti rimbocchi le maniche ti metti in gioco e mi fai vedere di che pasta sei fatto, che peso specifico hai, e poi ne discutiamo. Non siamo molto lontani da situazioni che si respirano anche dalle nostre parti, credo sia normale, fisiologico una situazione di questo tipo, qui in Salinas, questo sempre a mio avviso sta creando una spaccatura generazionale non indifferente.

I vecchi che fanno fatica a mollare, giudizio di uno con ha già una certa età, guardando quello che avanza è anche difficile dargli torto. Io la mattina quando esco di casa per andare a lavorare con i ragazzi prendo guanti qualche attrezzo che serve per la giornata e una dose infinita di pazienza, non ne avanzo mai, la finisco sempre nell’arco della giornata, alcuni giorni anche prima di mezzogiorno. Ma è l’unica strada percorribile, lavorarci assieme fianco a fianco, dando l’esempio delle cose fatte bene, il nostro motto è, ora lo ricorda spesso anche il Padre, “il bello salverà il mondo” il tentare di progettare futuro assieme, ma con cose fatte bene, con grazia, con amore. Il museo in qualche modo sta diventando un cantiere di prospettive future, sembra un po’ un controsenso, un qualcosa che recupera il passato, che progetta futuro. In realtà è proprio quello che stiamo cercando di fare, partendo dalla storia, dal vissuto di questi ultimi cinquant’anni di Salinas progettare inventare i prossimi cinquanta, unico filo conduttore uno sviluppo comune, solidale e sostenibile. Il futuro appartiene a chi crede nella bellezza dei propri sogni. Cerchiamo ogni settimana di trovare un momento in cui fermarci per fare il punto della situazione dei lavori in corso, e con l’occasione si propongono alcune riflessioni, sul senso e sul perché stiamo facendo e progettando alcune cose. Solitamente è un monologo da parte nostra, riscontri nessuno, nessuno parla, nessuno esprime un’opinione, ma i loro occhi dicono molte cose, … la strada è ancora lunga, molto lunga e tutta in salita. Non che noi abbiamo verità in tasca o sappiamo cosa si debba o non si debba fare, ma semplicemente se c’è il desiderio che il sogno di Salinas continui, si sviluppi si evolvi e continui ad essere la benzina che traina Salinas e le sue comunità necessita un cambio di ritmo, un’assunzione di responsabilità da parte di tutti, giovani compresi, loro forse più di tutti, perché il futuro è loro, nel bene o nel male. Mi piace una frase che si legge nel Faust di Goethe che dice : “Ciò che avete ereditato dai vostri antenati, guadagnatevelo in modo da poterlo possedere”. Ne abbiamo discusso una volta durante una riflessione, il risultato è stato – l’eredità? L’eredità è l’eredità mi spetta di diretto, che cosa c’è da guadagnare!!! E questo è un piccolo, piccolissimo manipolo di ragazzi con cui siamo riusciti a lavorare e a confrontarci, il resto dei ragazzi Salineriti in questi ultimi mesi si è eclissato.

Il Padrecito freme, credo non dormi neanche la notte, per trovare idee, progetti e qualsiasi cosa possa essere utile per dare opportunità, coinvolgere,  includere questi ragazzi nello sviluppo di  Salinas nel suo sogno di mondo  più giusto e umano, non sembra una impresa facile, noi con tutti i nostri limiti, con tutta la nostra buona volontà stiamo cercando di aiutarlo.

Anna

Da maggio sto affiancando Samuel e Hugo nel progetto Tisanas. Il nostro compito è recarci nelle varie Comunità e recuperare il raccolto di piante aromatiche (hierva luisa, menta, mashua, ecc.); portarle a Salinas e avviare il processo di essicazione o di distillazione, a seconda della necessità della fabbrica “Aceites Esenciales” (oli essenziali), consistente in taglio e lavado delle piante e avvio delle macchine. È un processo lungo e impegnativo che ci occupa dai tre ai cinque giorni dipendendo dalla quantità del raccolto (di solito tra i 200 e i 400 kg). È un progetto che mi piace soprattutto perché mi porta a contatto con la gente delle comunità, anche se per un breve momento, e il nostro impegno permette alle donne un piccolo ingresso economico (acquistando le loro piante). Solo che il tutto è in bilico, perché al momento la fabbrica di “Aceites Esenciales” no tiene pedidos (non ha richieste di acquisti), quindi si potrà raccogliere/acquistare le piante ancora per poco tempo se non ci saranno ingressi per la fabbrica!

Faccio inoltre parte di un nuovo progetto pilota, il cui obiettivo è quello di creare un negozio virtuale con i prodotti dell’orto: verrà proposto alle famiglie delle comunità di Salinas di ampliare e variare la coltivazione di ortaggi per venderli, quindi non solo per consumo famigliare. L’acquisto sarà in denaro per il produttore, mentre in voucher per l’acquirente (in mancanza di soldi l’impresa potrà pagare parte dello stipendio in buoni acquisto). È uno dei pochi progetti innovativi, che non ha solo lo scopo di aiutare la gente delle comunità ma anche garantire un posto di lavoro agli attuali dipendenti e collaboratori della Fundación Familia Salesiana.

Sto facendo cose mai fatte che mi stimolano molto, a parte l’inserimento dati, necessario, ma per me poco stimolante!

La sensazione è sempre la stessa, di totale precarietà lavorativa ed economica per tutti, e allo stesso tempo una grande positività del gruppo di lavoro… “también ganaremos esta guerra!” (vinceremo anche questa guerra!).

Ecco un po’ di noi, del nostro Ecuador!

Asta pronto.

Emanuele y Anna