Ciao amici! Siamo qui con un dindin al cocco (che sarebbe un ghiacciolo) e non sappiamo da che parte cominciare per raccontarvi un po’ come sono stati questi due mesi a Manaus… sono successe talmente tante cose!

È un immergersi lento in una realtà che ancora fatichiamo a capire. Solo ora riusciamo a guardarci intorno e capire dove siamo, cosa sta succedendo, riconosciamo persone…A primo impatto ci sembrava un altro mondo… e forse è proprio così.

Manaus è una città grande, incasinata e inquinata… A guardarla così, non si direbbe mai che si trova nel bel mezzo della foresta amazzonica.

Ma la foresta c’è… ed è immensa e bellissima. Arrivando, in aereo, la vedi dall’alto… estesa e prepotente, impenetrabile e perfetta. Sembra quasi che custodisca un grande segreto, anzi, tantissimi… Sarà per questo che se ne parla in tante leggende indigene…

Vivendo qui, nella periferia di una delle più grandi città brasiliane, sembra quasi che l’uomo sia riuscito a governarla. Ma crediamo invece, che si sia semplicemente insinuato in un equilibro perfetto, rompendo e distruggendo, bruciando e tagliando… costruendo!

Ci rendiamo conto di quanto sia importante conoscere la storia di un posto per capire la storia del suo popolo. Per questo facciamo sempre un sacco di domande, a cui molte persone sono ben contente di rispondere.

Andando in profondità ci si accorge che tante cose, a partire da abitudini della gente fino a giungere ai problemi sociali con cui ci scontriamo ogni giorno, fanno parte di processi che hanno origini molto lontane, come ad esempio il colonialismo, il motivo che ha portato a costruire una città proprio qui, o l’evangelizzazione e come questa si è intrecciata, e scontrata con la cultura indigena.

Vorremmo parlarvi un pò del contesto in cui viviamo, perchè ci rendiamo conto che dall’Italia si sente parlare del Brasile solo come potenza economica emergente, in cui le condizioni di vita sono molto migliorate e i diritti umani tendenzialmente rispettati… a dire il vero qui, nel bel mezzo della periferia, si respira un’altra aria…

Si respira un’aria inquinata e densa, dalle immondizie che bruciano e dalla droga che circola, dall’istruzione negata, o comunque di bassissima qualità, dal machismo, dalle violenze domestiche, dagli abusi sessuali, anche in bambini molto piccoli, dalla mancanza di opportunità, ed in qualche caso, anche di beni primari, come cibo, acqua corrente, energia…nonostante ci sia stato un miglioramento negli ultimi anni.

Giorno dopo giorno riceviamo storie e rivelazioni preziose e spaventose allo stesso tempo, che non sappiamo come custodire. L’amore qui ci appare come una forza strana e grandissima, che finisce per mescolarsi indissolubilmente al dolore e alla violenza; sembra quasi disarticolato: è come quando impari una cosa senza che nessuno te la insegni e poi non riesci ad usarla come vorresti…che poi l’amore si insegna e si impara? Noi crediamo di si…si innesca un circolo vizioso che rende labile il confine fra amore e violenza, fra speranza ed illusione, così che potrebbe lacerarsi da un momento all’altro, e non si capisce più chi è la vittima e chi il carnefice. Scrivendo pensiamo alle storie di bambini, adolescenti, donne e uomini che abbiamo conosciuto. Storie sofferte, di convivenze difficili e forzate… storie di abbandono, di precarietà e mancanza di opportunità…

Nelle scuoline e al Centro di Formazione incontriamo bambini che giocano in strada tutto il giorno, esposti a pornografia, eventi cruenti come omicidi, pestaggi, minacce… e poi riflettono tutto questo giocando, ad esempio, al papà che picchia la mamma. Incontriamo ragazzi e ragazze sempre sul filo del rasoio, che potrebbero cadere da un momento all’altro nel narcotraffico, come i loro fratelli, o amici, o genitori… Incontriamo mamme, anche giovanissime, con storie sofferte alle spalle, che non riescono a proteggere i loro figli perché non riescono a proteggere nemmeno loro stesse. Incontriamo uomini violenti, vigliacchi e poco responsabili, che non sanno prendersi cura delle persone che hanno vicino. Sono tutti vittime di violenza, di istruzione negata, di sfruttamento, del vizio e del degrado… di non coscienza dei propri diritti, e dei propri doveri.

Stiamo cercando il giusto equilibrio (e non sappiamo se ci stiamo riuscendo, ma ci siamo interrogate a lungo) per rendervi partecipi della realtà che stiamo conoscendo poco a poco, nel rispetto della dignità di ogni persona e della sua storia.

Abbiamo deciso di raccontarvi piu’ di quello che il nostro cuore avrebbe voluto condividere perche’, anche se a Manaus sono migliorate le condizioni di vita di molte persone (per fortuna) c’è ancora molto da lavorare, c’è ancora da imparare ad ascoltare un popolo. (“Dobbiamo imparare a lavorare insieme, per costruire il Regno di Dio, un mondo in cui NESSUNO viene lasciato indietro”).

Vorremmo che la reazione a tutto questo non sia di pieta’ e commozione, che nell’immediato ti sconvolgono, ma… `lontano dagli occhi, lontando dal cuore’, quanto piuttosto di indignazione, di ampio respiro, che trova motivo di esistere in un senso di giustizia e ti fa prendere impegni concreti e a lungo termine.

Come diceva Don Milani:“ la carità senza giustizia è una truffa”. Qui si sta lottando per affermare i diritti umani, diritti che, in quanto tali, già appartengono ad ognuna delle persone che sono nate e vivono in questo paese, e nel mondo. Crediamo quindi che non si tratti di fare opere di carità o assistenzialismo, ma di una lotta per l’affermazione della giustizia sociale, alla quale, come Gruppone dobbiamo partecipare con rispetto, con solidarietà e con responsabilità, coscienti che non stiamo regalando niente a nessuno, quanto piuttosto facendo giustizia …”non dare come carità compassionevole ciò che è esigito come diritto”.

Da qui ci accorgiamo di come sia prezioso ed importante il lavoro con il gruppone.. ed è una consapevolezza che ad essere oneste fino ad ora non avevamo. Vorremo che ognuno capisse che anche se è un lavoro microscopico e non salverà il mondo, può fare comunque la differenza…e attraverso il lavoro delle persone impegnate nell’mcve, qui la fa davvero.

Molto di quello che c’è qui, a partire dalle strutture, passando per le stesse persone, è frutto del lavoro del gruppone, e questo ha il suo peso nella nostra esperienza, e vorremmo che fosse un po’ anche vostro…

in questi giorni di campi vi stiamo pensando molto, e voi state pensando a manaus? Ai ragazzi e ai bambini che vivono qui e in molte altre parti del sud del mondo? A quelli che ogni giorno incontriamo e a cui è data un’opportunità anche grazie al vostro lavoro? Ci rendiamo conto che il lavoro è prezioso solo se è consapevole, se non è fine a se stesso, se non è svuotato di significato…e sappiamo quanto sia facile a volte, presi da mille cose, dimenticarsi del motivo che ci spinge ad impegnarci.

Vi abbracciamo da lontano… Siamo tanto felici di sapere che anche quest’anno i campi, pur con le solite fatiche, stanno andando bene!

Non sappiamo se lo sapete, quest’anno l’MCVE ha festeggiato 15 anni di servizio in quest’area missionaria. E’ stato un momento davvero importante… bello ed emozionante, in cui abbiamo davvero capito quanto lavoro, quante fatiche, quanti sogni e quante risorse sono state investite fin’ora. E quanto e’ forte il desiderio di continuare in questa lotta contro le disuguaglianze. Il giorno della festa, durante la messa, Marcia ha fatto una preghiera che ci ha colpite molto. Ve la giriamo, tradotta, perche’ ciascuno di voi possa respirare un pezzettino dello spirito che anima l’MCVE e i valori che porta avanti e che cerca di vivere e testimoniare.

L’mcve tenta di essere una rete di protezione per le persone piu’ fragili e si inventa i modi più svariati e creativi per approssimarsi e proporre qualcosa che sia “attrattivo ed educativo” come direbbe Janiel.

Una cosa che ci ha colpito è che è in perenne osservazione, ascolto, attenzione nei confronti della realtà in cui opera, una realtà così precaria da essere in continuo cambiamento. Per questo è in atto una quotidiana riflessione su quale sia il modo migliore per affrontare i problemi che si presentano… e di conseguenza i progetti si evolvono, cambiano faccia, senza perdere il senso centrale, e senza paura del cambiamento. (forse in questo il Gruppone avrebbe qualcosa da imparare).

Ci sembra che all’MCVE si abbia l’esatta percezione di cosa è giusto e cosa non lo è, a cosa si ha il diritto e il dovere di ribellarsi. Quanti strati di riflessione, lavoro, formazione, speranza, dolore, condivisione hanno portato queste persone a questa consapevolezza? È un lavoro che puoi veder fallire ogni giorno, ed ogni giorno è da ricominciare… è come risalire la corrente e accettare la possibilità di esserne travolti. È una lotta quotidiana, feroce e piccola… è un lavoro da formica (fra l’altro qui, in Amazzonia, le formiche sollevano pesi da leoni). È una lotta non violenta, ma ostinata, di chi è consapevole della realtà e che le possibilità di riuscita sono quasi nulle in molti casi, ma consapevoli anche che, seminando tanto, qualcosa darà i suoi frutti. La possibilità di fallire non è un motivo per pensare che valga meno la pena di lottare, anzi, ci si ribella ancora di più, si grida ancora più forte.

Stando qui ci siamo accorte di come all’MCVE ognuno possa trovare un posto in cui sentirsi accolto e valorizzato, nel servire chi ha più necessità… il riscatto delle persone passa attraverso il dono del servizio. Abbiamo visto la passione di alcune madri degli adolescenti del centro di formazione, nell’aiutare a pulire, cucinare… fanno un lavoro volontario con una cura e una dedizione enorme, da cui traspare riconoscenza ma anche la dignità di chi si mette in discussione per gli altri… dentro l’mcve ogni persona che si disponibilizza ad aiutare trova un posto e il modo per farlo.

 

Vi aggiorniamo un po´ su quello che facciamo… dopo aver visitato tutti progetti, insieme a Joelma e Janiel (i coordinatori dell’MCVE) abbiamo deciso come e dove inserirci: tutte le mattine e il martedi’ e giovedi’ pomeriggio siamo al Centro di Formazione AWA’RE’. Giulia segue i ragazzi che partecipano al corso di chitarra, mentre Gaia segue il corso di capoeira. Il mercoledi’ e il venerdi’ pomeriggio siamo in due scuoline: Gaia nella comunita’ di S. Josè e Giulia nella comunita’ di Sagrada Familia. Il lunedi’ programmiamo le attivita’, partecipiamo ai corsi di formazione proposti agli educatori e visitiamo le famiglie degli adolescenti e dei bambini che partecipano ai progetti.

Non e´ facile spiegare come funzionano il Centro di Formazione AWA’RE’ e le scuoline, perche’ sono progetti che nascono e si evolvono in un contesto molto diverso da quello a cui tutti noi siamo abituati… Da quanto abbiamo visto fin’ora, crediamo che gli obiettivi principali possano essere cosi’ riassunti:

  • Togliere i bambini e gli adolescenti dalle strade e impegnarli nel tempo in cui non vanno a scuola (se vanno a scuola),
  • Attraverso le attivita’ proposte, offrire loro una formazione educativa (insegnare a giocare a calcio, rinforzo scolare, chitarra, capoeria, informatica, inglese…)perche´possano avere un´opportunita´in piu’ per il loro futuro (ad es. attraverso l’insegnamento dell’informatica sara’ piu’ semplice un inserimento nel mondo del lavoro),
  • Dare loro gli strumenti per costruire delle relazioni in modo sano, imparare a collaborare con gli altri e offrirgli dei luoghi in cui possano sentirsi protetti,
  • Aiutarli a sviluppare un pensiero critico rispetto all’ambiente che li circonda,
  • Vivere in un clima di cura e di rispetto, che rifiuta la violenza di ogni tipo e propone uno stile di vita e dei valori che non sempre questi bambini e adolescenti conoscono e vivono in famiglia, all’interno delle loro case…
  • Perché possano, un giorno, essere protagonisti della loro vita e delle scelte che faranno… perche’ possa spezzarsi questo circolo vizioso e possano essere delle mamme e dei papa’ attenti e realizzati.

Anche se ci rendiamo conto che questa lettera e’ lunghissima, e non sappiamo se arriverete alla fine… ci sarebbero molte altre cose da aggiungere!!! In realtà, per noi, ci sono ancora molte cose da osservare, imparare, condividere e capire…

Un abbraccio saudadoso a tutti!

Gaia e Giulia.