Lettera di Don Giuliano
Fianga, 14 gennaio 2009-01-14
Cari amici di Fanzolo e del Gruppone,
A un mese dal mio arrivo nella missione di Fianga vi mando due righe per trasmettervi qualchecosa di quello que sto vivendo.
I nostri preti diocesani stanno bene e come sempre sono molto disponibili all’accoglienza e a farmi sentire a mio agio.
Ho ritrovato molte persone che ormai conosco e che hanno manifestato con cordialità il piacere di rivedermi, domandando notizie degli altri amici che sono passati di qua.
Anche quest’anno mi sono impegnato a tenere un diario su cui scrivo le mie impressioni quasi ogni giorno e che ora sfoglio per voi alla ricerca di qualchecosa che potrebbe suscitare il vostro interesse.
I
Innazitutto ho celebrato il Natale. “Natale con i tuoi…..” cioè con i poveri! Questa è la vera casa comune dei cristiani. Qui a Fianga non mi sono nemmeno sognato di essere in casa d’altri. Mi sono sentito a casa mia ….. e tanto vicino al presepio!
Ne ho avuto un segno: alle 6 del mattino Papi, un ragazzo di 14 anni, sporco e stracciato come un pastorello di Betlemme, è arrivato in missione con una piccola giara di bilibili (bevanda leggermente alcolica fatta in casa) che la mamma aveva preparato e di cui ora faceva dono anche ai preti. Io ho vissuto questo episodio come una singolare coincidenza con quanto è avvenuto a Betlemme.
II
A Natale la gente ha fatto festa per almeno 2 giorni e 2 notti. E’ facile fare festa. Ma se penso che il cristianesimo esiste da queste parti solamente da una cinquantina d’anni (anche un po’ meno !) mi dico che esso ne ha fatto di strada in cosi’ poco tempo !
Le feste del Natale non necessariamente significano che il Vangelo è entrato nelle vita della gente, ma che ha impresso qualche elemento nuovo di identità collettiva e che ha acquistato una visibilità sociale.
Ma la vita della gente in che misura è stata trasformata dal Vangelo ?
III
L’argomento principale di discussione e che allo stesso tempo incute paure generalizzate in queste ultime 2 settimane, riguarda una strana storia di stregoneria che si suppone di essere in grado di far sparire ad alcune persone alcuni dei propri organi. La paura diffusa e montante è un elemento pericoloso dentro una comunità e, per quanto mi consta, ben pochi ne sono immuni.
Questo ha provocato già la morte di 3 giovani nel vicinissimo Camerun perchè ritenuti responsabili della sparizione di questi organi.
In una delle mie visite a Jerôme mi è stato chiesto se potevo incontrare un gruppo di giovani (13) soprattutto aderenti alle comunità protestanti. Ho dato appuntamento in uno di questi caldi pomerigggi e ci siamo trovati nel cortile delle capanna di Jerôme dove erano state stese 2 stuoie. Ho portato la Bibbia e abbiamo incominciato la lettura e il commento di diversi testi dei Vangeli di Luca e Matteo.
Abbiamo parlato della forza e della potenza di Dio con cui nessuno si puo’ misurare ; dell’invito di Gesù a non avere paura ; dell’attenzione preoccupata di Dio perfino nei confronti degli uccelli anche i più piccoli ; della nostra fiducia in Dio che è il garante della nostra vita e della nostra integrità.
Abbiamo parlato del Vangelo che è libertà, fiducia, gioia e che diventa luce per noi e per gli altri.
Abbiamo concluso con una preghiera spontanea fatta da uno dei giovani persenti…… : Vita e Vangelo……..
IV
Ma quanto tempo occorrerà al Vangelo per diventare carne e sangue di questa cultura ? E come lo diventerà ?
Una risposta puo’ venire dall’opera di Luca cioè dal Vangelo e dagli Atti.
La Parola segue un suo percorso ; il cammino della Parola è una lunga avventura.
Lo è stata agli inizi, lo è ora per tanti popoli e per tante culture.
L’avventura del Vangelo deve essere seguita con pazienza che non teme il passare del tempo.
V
E per noi in Occidente che significa questo ?
Noi forse abbiamo conservato i tratti identitari del cristianesimo, ma abbiamo buttato via il Vangelo dalla nostra vita.
Ne stiamo perdendo il vivo interesse che ho notato sul volto di questi giovani e soprattutto non lo troviamo più significante di fronte ai problemi che accadono in noi e attorno a noi.
Appena arrivato in Ciad ho letto con enorme piacere la lettera di Natale della Conferenza Episcopale. Una denuncia puntualissima sulla corruzione che si pratica innanzitutto a tutti i livelli istituzionali, ma poi anche a livello personale e perfino all’interno della stessa chiesa.
Ho arrossito nel leggerla perchè mi dicevo che in Italia non c’è lo stesso coraggio e la stessa maniera puntuale di analisi e di denuncia di fatti molto simili che stanno distruggendo il tessuto civile ed etico della nostra società italiana.
Anche questa paura è un segno che stiamo perdendo per strada il Vangelo e che lo sostituiamo con i calcoli della prudenza umana.
Il contatto con i cantieri aperti del Vangelo in atto in queste giovani cristianità puo’ diventare utile per noi e, credo, anche per loro.
A presto.
Don Giuliano














