Lettera di Diego e Francesca

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Scritto da Diego e Francesca   
Giovedì 25 Giugno 2009
Pasto Bons, 15 giugno 2009


Cari amiche e amici,
eccoci qua, vi salutiamo a ritmo di feste juninhe (feste tradizionali del mese di giugno legate a san Antonio e San Giovanni), tipiche di questa regione e per chi se lo ricorda la quadrilha è il ballo di questo periodo con cappelli di paglia e vestiti da "contadini".
Abbiamo fatto in questo periodo una piccola verifica con Nelma, e ci piacerebbe condividere con voi.
Siamo contenti di essere qui, e lo sono anche Elia e Noemi.
Sicuramente vediamo che questa esperienza è diversa da quella di Manaus. L'essere famiglia per primo cambia molto, il modo di gestire il tempo, l'incontro con le persone, le nostre attività, e i pensieri.
L'inserirsi in progetto già strutturato ci fa girare meno per le case, anche se si vedono più i frutti, perché accompagni quotidianamente un programma. Sentiamo importante il cercare di visitare le famiglie dei bambini, ragazzi per conoscere meglio la realtà, e sicuramente capire il perché di molti atteggiamenti, di difficoltà di ribellioni dei tosi, perché vivono situazioni famigliari difficili, così quando sei alla pastorale cerchi di portare più pazienza, cerchi con i più piccoli di dare qualche coccola, di conversare.

Quando siamo stati a San Luis (capitale) per rinnovare il visto abbiamo notato quanto la città e la periferia (come anche a Manaus) sono ben diverse da qui. La cosa più evidente è che ci sembra che qui la vita sia più umana, più dignitosa, meno violenta, anche se qui c'è poco lavoro e in molte famiglie, per vivere, l'uomo deve spostarsi per lavorare. Anche i mariti di 2 educatrici della pastorale sono partiti a marzo per andare a raccogliere canna da zucchero, e torneranno solo a dicembre, per lavorare quasi come schiavi. Qui restano quindi mamme e bambini, e la famiglia, che è già precaria, si disgrega sempre più. Ad aggravare il quadro c'è la condizione dei giovani, spesso  senza prospettive e che quindi si ritrovano il fine settimana a bere.
Una cosa che ci colpisce sempre è la grande accoglienza e disponibilità che ti danno le persone. Facendo "visita" per le case siamo sempre bene accolti, ma non solo noi che siamo italiani, qualsiasi  persona che entra in casa è bene accolta e merita attenzione. Le persone si siedono e ti offrono il loro tempo. Non faccio paragoni con l'Italia, altra realtà e cultura, ma è una cosa che ti fa pensare l'apertura di questo popolo agli altri. Altri ritmi: camminando per le strade trovi tutte le persone sedute fuori di casa (da un lato penso ma non hanno mica niente da fare? e dall'altro mi sorprendono i loro tempi molto più umani).

Veniamo più a noi. Stiamo bene e siamo felici. Felici di essere qui, di esserci come famiglia. Molte preoccupazione, soprattutto legate a Noemi e Elia sono "svanite". Il fatto che adesso loro si sentano a vontade (come si dice qui) ci rende più sereni. La presenza di Elia e Noemi ha fatto che la casa sia come una calamita per molti bambini. E' bello vedere che loro non siano pieni di pregiudizi nei confronti degli altri bambini, non notino se sono bianchi o neri, con vestiti semplici e accolgano l'altro per quello che è. Sono di stimolo per noi, per aiutarci a tenere la porta aperta.
Fra tutti i bimbi, la nostra vicina Iriane è la presenza più "presente". Iriane è la companhera di Nelma. Quando la Pastoral da Criança ha cominciato ad accompagnare Iriane, era un bambina di due anni, denutrita (pesava 5 kg), non camminava e molto trascurata dai genitori. Visto che non migliorava hanno pensato di trovare un'altra famiglia. Così la vicina di casa di Nelma e Nelma hanno cominciato questa sfida. Iriane aveva una gran voglia di vivere e così è stato. Adesso ha 8 anni, anche se fisicamente si è recuperata, le lacune, la mancanza di affetto, di cibo hanno segnato il suo sviluppo mentale. Così adesso è una ragazze speciale, grande ma piccola. A volte è un po' difficile avere la pazienza per spiegarle le cose, soprattutto quando siamo più stanchi. Ma se ci soffermiamo a riflettere si rendiamo conto che forse siamo qui anche per lei, che proprio attraverso questi bambini che sono rifiutati, che il Signore si manifesta e ci chiama. Più passano i giorni e più ci affezioniamo. Anche i bambini hanno capito la sua storia e tutti abbiamo imparato a volerle bene.
Vi chiederete cosa stiamo facendo. Francesca con Elia e Noemi partecipa alla pastoral da Criança al mattino. Ci sono circa 15 bambini dai 3 ai 6 anni con le educatrici Regina al mattino e Maria Aci al pomeriggio. Stiamo organizzando nuove attività da fare con i bambini. Abbiamo cominciato con i colori. Poi c'è stata la festa della mamma con i lavoretti e la canzone. Adesso stiamo pensando alla festa junina.
Noi due, Diego e Francesca assieme partecipiamo alle attività del progetto Vida Feliz della Pastoral do  Menor. Tutti i giorni c'è un gruppo o due di ragazzi che si ritrova e noi aiutiamo gli educatori e i ragazzi nelle varie dinamiche e attività. Inoltre sempre con gli educatori facciamo un incontro settimanale di programmazione e adesso vorremmo incominciare anche con degli incontri periodici (mensili) di formazione e confronto.
Diego è anche l'uomo tutto fare alla pastorale (Franco Martin è il modello). Questi lavori pratici (pulizia delle cisterne dell'acqua, sistemazione di porte e finestre, riparazione dei rubinetti e scarichi, costruzione di scaffali, ecc.) li facciamo coinvolgendo un gruppo di ragazzi più grandi (15 - 17 anni) che partecipano perché inviati da un giudice per scontare una pena dovuta a piccole infrazioni. Inoltre sapendo che aveva accompagnato il progetto Horta a Manaus, l'hanno incastrato per creare una horta con i bambini. Abbiamo seminato, e adesso il centro è sommerso da pomodori, zucchine, insalata, ravanelli, e altre piante tipiche (stanno crescendo bene, speriamo resistano).
La convivenza con Nelma è molto positiva, stimolante e piacevole. Nelma é molto impegnata in vari fronti. Noi l'ammiriamo per la sua grinta, devozione, per la voglia che ha di cambiare e lottare.
Quest'anno lascerà la coordinazione della Pastoral da Criança diocesana per assumere la Pastoral della Pessoa Idosa (anziani). Dovrebbe essere meno impegnata per dedicare più tempo alla Pastoral do Menor.
Sentiamo che stiamo vivendo una esperienza quotidiana per noi molto importante perché ci fa crescere. Essere vicini a queste persone ci fa riscoprire la semplicità e la bellezza dell'incontro, del dedicare tempo all'altro, del saper gustare le cose più semplici.
In conclusione lo sport. Non vi dico come è la mia vita di italiano in questi gironi dopo Brasile – Italia 3-0. Qualsiasi persona che incontro mi ricorda questa grande vittoria, e io che posso dire se non che hanno ragione!
Un grande abbraccio.
Vi ringraziamo per esserci vicini.

Francesca, Diego, Elia e Noemi