Cari amici,
ho finito di leggere un libro di una suora spagnola biblista, Dolores Aleixandre, “Alle porte della sera”. Ha un sottotitolo: “Invecchiare con splendore”. Sto vivendo questa settimana Santa anche alla luce di questi messaggi. Alle porte della sera bisogna saper invecchiare con splendore. A volte mi pongo la domanda: che fare della mia vecchiaia? Perchè di questo si tratta! Tirare i remi in barca… vivere di nostalgia…. affidarsi a messaggi che vorrebbero illuderci su quello che attualmente e irrimediabilmente sono… o credere che l’albero piantato lungo i corsi d’acqua può ancora dare frutto…. o vivere tutto questo come una vigilia, un sabato che prepara la festa? Vivere la vecchiaia come i giovani vivono la loro gioventù; come gli adulti vivono la propria maturità; in tutti i casi come un tempo speciale, una stagione di raccolta e di offerta di frutti unici nel loro genere. Pensavo anche a questo ora che siamo nella retta finale del progetto delle quaranta case. Mi stupisco anch’io di quello che tutti insieme, noi e voi, siamo riusciti a fare. In questi giorni a cavallo tra la quaresima, la settimana Santa e i giorni della Pasqua si sta facendo la cappella, “una casa per Dio”. L’abbiamo incominciata quando si sta completando il programma delle case per la gente. “Ciò che avete fatto a uno dei più piccoli di questi miei fratelli l’avete fatto a me”. E tuttavia non bisogna dimenticare che proprio Lui, il suo insegnamento, la sua stessa vita ci hanno portato a fare ciò che è stato fatto per gli uomini, le donne, i bambini, i giovani di quei luoghi. Il posto di Dio non può restare vuoto anche se egli prima desidera far posto agli altri in maniera che tutti si siedano comodi alla tavola comune. La “Casa di Dio” sarà tutta di banboo che è un ottimo materiale di costruzione. L’altare, la croce centrale, il leggio del Vangelo, le pareti e perfino il pavimento della parte che occupa l’altare saranno di banboo. Ci sembra una soluzione esteticamente bella, non invasiva e sobria. L’abbiamo voluta anche perchè costituisca un luogo e un richiamo per costruire la comunità umana, una sfida questa ben maggiore della pura costruzione delle case. Il venerdì e il sabato dopo la Pasqua si realizzerà sul posto una “brigada de salud”. Il nome è un po’ militaresco, ma la realtà è molto più bella! Ventisette persone tra medici, infermieri laboratoristi di Quito si sposteranno lì nel campo per tre giorni per attendere gratuitamente tutte quelle persone che avranno bisogno di visite e cure mediche. Sono medici, infermieri, che si sono offerti per questo servizio e che lavorano nell’ospedale “Un canto alla vida” fondato da un indimenticabile padre missionario vicentino; padre Carollo. Da un punto di vista logistico sarò un impresa, però abbiamo esposto con chiarezza le reali e difficili condizioni di vita che possiamo loro offrire: un materasso per terra, un cuscino e una zanzariera. Tutti hanno accettato ben sapendo che dovranno passare la notte in un unica casa di legno! Speriamo siano molti i contadini che approfiteranno di questo servizio aperto non solo ai beneficiari delle quaranta case, ma a tutti quelli che abitano lungo i tre fioumi che compongono la parrocchia civile di san Gregorio. Auguro a tutti voi una Pasqua felice e aperta a gustare il sapore e la bellezza dell’impegno della vita. Permettetemi prima di concludere di fare una citazione del salmo 65,9 in spagnolo: ” y tu haces que canten de jubilo las puertas de la aurora y del ocaso” (e tu fai cantare di gioia le porte dell’aurora e del tramonto).
Ciao.
don Giuliano   Vallotto