Carissimi,
come vi va nella vostra temporada autunnale? Dove viviamo noi, dicevano che non esistevano le stagioni…. ne abbiamo quattro in un giorno! Possiamo dire comunque che ormai ci siamo abituati, compresa l’altitudine.
Abitiamo nella Fundacion Laura Vicuna nel centro di Quito, disponiamo di un piccolo quarto con bagno e due finestre che ci danno la possibilità di tenere Quito sotto controllo. Stiamo bene, le difficoltà non mancano, raccogliamo le sfide quotidiane con entusiasmo consapevoli del fatto che esse ci danno la possibilità di esplorare territori fino ad ora sconosciuti.
Abbiamo trenta bambini di età compresa tra i cinque e quattordici anni che arrivano alla Fondazione verso le tredici per il pranzo, dopodichè un po’ di gioco, poi i compiti e di seguito ancora gioco fino alle diciasette, quando fanno ritorno a casa.
Sono bambini e ragazzi che non hanno subito violenze, ma provengono da famiglie che non hanno la possibilità di accudirli durante il pomeriggio e piuttosto di lasciarli soli a casa, con il rischio concreto di finire nella “calle” con tutte le conseguenze del caso, vengono alla Fondazione e trascorrono il pomeriggio con serenità. Sono molto impegnativi sia dal punto di vista “fisico” che da quello mentale, stiamo comunque prendendo le misure e speriamo di arrivare ad un punto di sintesi tra il loro modo di intendere e il nostro, non è così scontato.
Il nostro lavoro quotidiano è condiviso da una volontaria, c’è poi Suor Margarita che rappresenta la Fondazione, Juan che si occupa della burocrazia e del percorso legale per un possibile reinserimento delle bambine internate nella sede principale della Fondazione, che si trova ad Amaguana, un ora di carro da Quito.
Abbiamo poi Estella, magica cuoca e Veronica che si occupa di aspetti amministrativi.
Attualmente solo Diana, di quattordici anni, vive con noi. Altre bambine sono arrivate, ma poi per la difficoltà di un inserimento scolastico a Quito sono state trasferite nella sede principale di Amaguana.
Arrivate…. sedute nei sedili posteriori di una macchina della polizia, occhi spauriti ma allo stesso tempo determinati. Una volontà che gli ha permesso di intraprendere un viaggio, talvolta di centinaia di chilometri, per salvarsi da violenze psicologiche e fisiche e trovare un riparo dove poter vivere, almeno in parte, quella fase di vita di bambini spensierati che noi crediamo sia uno dei più belli e importanti della nostra esistenza.
Ad Amaguana ci sono solo bambine, al mattino o al pomeriggio vanno a scuola, quando ritornano ognuna di loro svolge i propri compiti. L’obbiettivo della Fondazione è quello di lavorare per un reinserimento delle bambine in famiglia. Quest’anno ci sono stati diciotto casi che sono andati a buon fine, ma non sempre è così; far ritornare le bambine nelle famiglie naturali o da un parente che si offre di darle un futuro non è un impresa facile, dal momento che la violenza parte sempre dalla famiglia d’origine. Tutte le bambine hanno una storia drammatica alle spalle. C ‘è Camila di nove anni abusata dal fratellastro quando aveva cinque anni, c’è Nadia picchiata ripetutamente dal padre, scappata insieme alla sorella Hilary e “costituitesi” alla polizia per salvarsi, c’è Diana abusata dal patrigno che vorrebbe ritornare a vivere con il padre naturale, ma per ora non sa neanche se è veramente suo padre, sta aspettando l’esame del DNA….
Si potrebbe continuare, ma la cosa più importante è vedere in loro una grande determinazione nel riconquistare il ruolo che gli spetta di diritto, essere bambini. Un diritto inalienabile per noi, ma che qui non è così scontato.
L’impressione che abbiamo è che comunque anche qui in Ecuador si sia iniziato un percorso di sensibilizzazione nei confronti di temi sociali. In questo paese fino a pochi anni fa era come se le lancette dell’orologio si fossero fermate, ora questa moltitudine di gente vede un futuro di fronte a se e questo crea un energia che si percepisce in ogni angolo di strada. Inevitabile il confronto con l’Italia o con l’occidente in generale. Noi siamo al capolinea di un periodo storico, loro lo stanno iniziando.
Un abbraccio.

Giorgio y Cristina