Bonjour a tout le mond.

In diretta dal Mali volevo darvi un saluto. Sono super felice di essere qui e sto bene. Vivo nella periferia di Kati, nella quote maison des amisequot, un prolungamento di una casa in cui vivono le suore dell’immacolata regina paix (le pianzoline). In verità ci dormo solo perchè quando sono a casa vivo praticamente con loro che in tutto sono cinque (tre italiane e due maliane, quest’ultime poco più vecchie di me). Son delle forze della natura e posso dire che mi hanno adottato cosi bene che mi sento proprio a casa! Effettivamente se ci penso mai mi sarei aspettata che sarei stata cosi bene.. Beh insomma questa terra è proprio meravigliosa..ha dei colori che incantano, al tramonto soprattutto, quando diventa tutto rosso. Pazzesco, non mi stancherei mai di ammirare quanto è attorno a me. Ci sono musica e danza ovunque, ogni occasione è buona; il ritmo ce l’hanno nel sangue. e i bambini sono uno più bello dell’altro.

Ma insomma, a parte questo, vi racconto un pò la mia sfida. Durante la settimana lavoro in questo centro di riabilitazione circa dalle 8 alle 16 (tranne lunedì e venerdì che si parte alle sette perché facciamo il giro con il pulmino a prendere tutti i bambini disabili). Il centro è stato inaugurato nel 2014, con l’obiettivo di prendere in carico appunto i bambini disabili, poi ampliato anche a una fisioterapia per gli adulti. A me è stato chiesto di dare una dritta organizzativa all’italiana e formare il personale che lavora in fisioterapia.
Insomma, ammetto che i primi giorni mi ha preso un po’ un colpo. Partendo dal fatto che chi lavora in palestra non è fisioterapista: ci sono un medico, una psicologa e qualche infermiere. E io dovrei  insegnare loro a lavorare con qualsiasi tipo di persona che può capitar loro tra le mani, che sia bambino o adulto.
Considerando che di esperienza con i bambini non ne ho e che di solito ogni fisioterapista lavora in un ambito abbastanza preciso (per lo meno o con i bambini o con gli adulti). Ah, non dimentichiamo che il tutto in francese!! O altrimenti in bambara, ma per ora sono orientata di più sul francese…. Dopo  qualche giorno ho capito che potevo pure star tranquilla, questi sarebbero stati i problemi minori.. la vera enorme difficoltà sta nell’organizzazione. Ci sono poco meno di 30 bambini di qualsiasi patologia che nel loro programma giornaliero vengono trattati in fisioterapia in due ore, tutti assieme. Per la maggior parte del tempo vengono lasciati distesi per terra. Non hanno un grande idea di riabilitazione ma d’altronde loro fanno il massimo che possono in base a quello che sanno. Solo che a me il tutto ha messo abbastanza in crisi. Chi mi ha chiesto di venire qui ha grandi aspettative su di me (mi hanno detto: “fai, cambia le cose”) e io ho il terrore di deluderle perchè qua ci sarebbe davvero un lavoro infinito da fare in più, e non rientra molto nel mio carattere far valere le mie idee, considerando che bisogna un po’ stravolgere un organizzazione in cui nonostante il caos loro stanno bene e sono felici.

Dunque per ora sono impegnata a cercare di capire qualcosa su come lavorano i maliani, lanciare qualche idea di cambiamento, creare qualche idea per la formazione e cercare come procurare/costruire qualche seggiolina adattata per questi bimbi. Ma soprattutto cercare di entrare nella loro mentalità perché ammetto che spesso mi viene da giudicare, pur non sapendo, e questo non mi piace. Mi ritrovo spesso in crisi perché non so quale sia la  cosa giusta. Come si fa a sapere? È molto difficile dare delle priorità. Ma in ogni caso l’idea del centro è bellissima perché offre la possibilità a questi bambini di passare la giornata in un luogo che li accoglie e  che propone loro tantissime belle attività (perché oltre alla fisioterapia ci sono attività di educazione e di animazione, c’è una suora bravissima che ha molte idee interessanti , come ad esempio creare un orto che loro possono curare). Non ci sono mica cosi tanti centri  in Mali.. nella zona sud sono in tutto quattro e a nord credo ancora meno…..

Quando torno a casa o nei weekend però cerco di godermi e scoprire più Africa possibile. Dunque accompagno le suore nei villaggi (loro fanno animazione e catechesi), son andata via qualche giorno con  un sacco di bambini delle parrocchie e ogni occasione è buona per andare in giro. Anche perché per ora non mi lasciano neanche uscire di casa da sola, nemmeno per fare una passeggiata, bisogna essere  molto prudenti. E questo è un grande limite. Ogni volta che incontro la gente, che ho occasione di conoscere e parlare con qualcuno non riesco a recepire alcun clima di pericolo, la maggior parte delle persone sono cosi serene, i bambini urlano “bonjour” con un sorriso enorme ogni volta che passiamo per le strade. Ma la minaccia di terrorismo impedisce a questo paese di trovare la pace. Tutto ciò è estremamente triste. E ammetto che quando è sera un po’ di paura mi fa compagnia. Ma per fortuna con tutte le cose che ci son da fare il giorno mi assorbe e mi ritrovo a fine giornata in un lampo! Sentirmi essere considerata diversa a volte pesa molto: qualche bambino ha paura, alcune persone mi guardano con diffidenza.non è sempre facile. Quando passiamo per le strade di Kati vediamo un sacco di bambini piccoli in giro da soli: più della metà della popolazione è sotto i vent’anni. E una cosa che mi ha colpito particolarmente sono le immondizie. Ci sono rifiuti ovunque. Montagne di rifiuti. Cose assurde. Non c’è un sistema di raccolta dunque la gente butta tutto per terra. O brucia. Vi lascio immaginare…
Vabbè, insomma, passo e chiudo, vi mando un grande abbraccio, in camera ho appeso i dieci punti del
Gruppone Missionario, che sono sempre con me..

Con affetto,
Martina Fanti