Ciao amici del Gruppone,
È ormai trascorso un mese dal nostro arrivo in Ecuador. Ad attenderci all’aeroporto c’erano Giorgio e Cristina, che con pazienza ed entusiasmo ci hanno fatto scoprire un po’ di Ecuador. Con loro abbiamo soggiornato per due giorni a casa di Don Giuliano e Padre Graziano, due figure molto importanti per Quito: Padre Graziano con la sua vivacità e il suo entusiasmo tutt’ora sostiene progetti in modo dinamico e Don Giuliano che con la sua sensibilità verso i giovani ogni giorno tocca con mano e cura le problematiche degli stessi.
La domenica Samuel (Samuelito per noi) ci è venuto a prendere per portarci a conoscere Salinas. Abbiamo avuto l’occasione di partecipare alle riunioni della Fundacion Familia Salesiana Salinas per conoscere e farci conoscere. Dall’Italia non si può minimamente percepire il grande, duro, intenso lavoro che cadauno dedica alla fondazione e li ammiriamo per questo.
Abbiamo avuto l’opportunità di conoscere più approfonditamente Padre Antonio, grande giocatore di scacchi e ping pong, il quale è riuscito a dedicarci un po’ del suo prezioso tempo, in quanto nonostante la sua età e i problemi di salute, è il primo stacanovista che continua a coltivare il suo amore e i sogni per Salinas. Dopo aver conosciuto e assaporato gli sviluppi/progetti della fondazione il 6 luglio abbiamo intrapreso il viaggio verso Mulidiaguan, la comunità che ci ospiterà per la maggior parte della nostra permanenza in Ecuador.
Il nostro arrivo era atteso da molto tempo e tutta la comunità ha partecipato ad organizzare la nostra bienvenida.
Da quel momento è iniziato il nostro lungo cammino qui.
Con l’avanzare dei giorni, vivendo con le persone, ci siamo resi conto che è una strada da spianare, perché le diversità culturali, familiari, sono difficili da comprendere, e nonostante fossimo formati a questo non lo si è mai abbastanza.
Un aspetto molto presente e visibile che ha colpito noi ragazze è il machismo che, nonostante l’anno corrente e gli sviluppi etnici, su alcune famiglie si trasmette da padre in figlio.
Dal semplice fatto che Damiano non può aiutare le donne nei lavori perché sono lavori da donna, al signore che pretende che Elena e Federica avessero preparato il pranzo e fosse pronto al suo ritorno perché solo lui lavora (e questo ce lo ha sottolineato).
È difficile non giudicare e non creare distanza con le famiglie dove è più evidente però stiamo un po’ alla volta imparando a conviverci.
La piazza tutti i pomeriggi è gremita di ragazzi e uomini che giocano a volley o indoor o che semplicemente scommettono o assistono (qui non si gioca mai per divertimento ma solo per soldi). E le donne? Sempre nelle mura di casa.
Per fortuna abbiamo l’opportunità di creare legami con le stesse in quanto tutti i pranzi andiamo a mangiare a casa delle famiglie e ad aiutare le donne a preparare la comida.
Ci danno tutto quello che hanno, amore e affetto, ci aprono le porte di casa come se fosse la nostra. È molto bello perché quando ci vedono camminare per la strada ci salutano sempre, ci chiedono come stiamo e se ci stiamo ambientando; la piccola ma apprezzata conversazione termina con il chiederci se vogliamo qualcosa da mangiare e ovviamente la nostra risposta è sempre si a tutto anche quando non capiamo cosa ci propongono.
I bambini sono la fonte di allegria e la nostra forza perché con loro riscopri la spensieratezza e il divertirsi con poco. Ci aiutano con la lingua, con la comunità avvisandoci persino di quali animali sono pericolosi.
Per integrarci il più possibile con la comunità cerchiamo di trascorrere con loro la quotidianità, mungendo le mucche (latte veramente buono ma con effetti collaterali indesiderati) e lavorando la canna da zucchero (che sicuramente il nostro amico Dani in Italia vi mostrerà e spiegherà) le fonti più produttive assieme alla vendita dei maiali che la maggior parte delle famiglie ha come fonte di reddito. Elena e Federica si sono messe all’opera cucinando con le donne (non poteva essere il contrario) piatti infinitamente lunghi e complessi da preparare, Damiano si è dedicato ai vari lavori con le famiglie, per la nostra casa (la casa turistica che i ragazzi del mese dell’anno scorso hanno costruito) e alla vendita dei maiali al mercato.
La comunità ha moltissimi sogni, progetti, principalmente legati al turismo e alle fonti di attrazione che la comunità può offrire per creare un ulteriore fonte di guadagno. Dopo un mese siamo riusciti a fissare una data per iniziare un progetto: creare un sentiero fino a una meravigliosa ed incantevole cascada che personalmente dobbiamo ancora vedere.
Ogni giovedì con i bambini ed adolescenti facciamo una Minga per pulire le strade e i terreni della comunità dall’imondizia, vi assicuriamo che è veramente veramente sporco e il concetto di pulizia non esiste, sono abituati a buttare qualsiasi cosa per terra, dalle carte di caramelle ai pannolini.
Noi ragazze abbiamo iniziato ad insegnare l’inglese a scuola ai bimbi, qui l’organizzazione scolastica è inesistente, c’è un unica maestra che deve insegnare a 15 bambini di età diverse in un unica aula. I bambini per questo hanno un livello di concentrazione, responsabilità e apprendimento molto basso.
Veniamo a noi 3, le domande i dubbi e le perplessità sono un pozzo infinito, e anche se ci viene consigliato di non assecondarle, riemergono sempre. Non è stato facile entrare in una nuova realtà e alcune volte non lo è tutt’ora, ci stiamo ancora integrando con i ritmi, pensieri, abitudini e persone. La nostra convivenza procede bene perché siamo completamente differenti e riusciamo ad equilibrare la nostra permanenza (noi donne ringraziamo la pazienza di Damiano).
Gli insegnamenti del cammino partenti e i nostri 10 punti, sono delle ancore ben salde che ci aiutano ad non perdere l’orientamento e a continuare a seguir adelante por la nuestra calle.
Da qui vi salutiamo tutti con grande affetto, un forte abbraccio.
Damiano Elena e Federica.
Ps: ringraziamo chi ci ha detto che a Mulidiaguan fa sempre caldo e il sole splende sulla comunità, siamo perennemente dentro una nube umida. O Cha Chai que frio!