Cari amici,
vi scrivo durante gli ultimi giorni di permanenza dei ragazzi che hanno avuto l’opportunità di fare una bella esperienza alla Fondazione Laura Vicuna. Il gruppo fin dai primi giorni si è dimostrato molto predisposto a condividere la quotidianetà di questa realtà anche se, come è naturale che accada, alcune volte si sono sentiti stanchi delle continue attenzioni delle bambine. Per loro è stata   una situazione nuova, mai vissuta prima, per questo motivo una continua altalena di emozioni e situazioni, che credo riusciranno ad analizzare in maniera più approfondita solo quando torneranno in Italia. Per quanto ci riguarda, il nostro rapporto con loro è stato molto buono, sopratutto perchè abbiamo constatato in loro una notevole predisposizione ad accogliere consigli su come porsi nelle diverse situazioni.
Per quanto riguarda la situazione generale della Fondazione si può dire che il lavoro prosegue, con equilibri che ogni tanto sono messi a dura prova da tensioni che potrebbero essere affrontati con maggior dialogo. Mi riferisco sopratutto al rapporto tra le tutore e suor Alicia. L’inverno passato ci sono state delle richieste da parte di suor Alicia rivolte alle tutore, chiedendo una maggior flessibilità sull’orario di lavoro, richieste che non sono state accolte a causa di una certa rigidità di entrambe. Questa la causa per la quale suor Alicia ha deciso di non inviare nessuno in Italia. Da alcuni mesi siamo
 senza volontarie, le ragazze che hanno terminato l’anno non sono state rimpiazzate, le voci di corridoio dicono che si sia sparsa la voce che ad Amaguana le volontarie non abbiano vita facile…
Per quanto riguarda il progetto per il quale siamo partiti e per il quale voi tutti ci supportate (grazie!), sta proseguendo a fasi alterne. Con l’aiuto di padre Giuliano abbiamo conosciuto una congregazione di suore (Siervas de la Caritad) che ci ha messo a disposizione una casetta in una zona molto tranquilla e non distante da Amaguana, potremmo ospitare fino a quattro ragazze. Come immagino sappiate la candidata per venire a vivere con noi era Cintia, ma qui iniziano le note dolenti o perlomeno noi pensiamo che lo siano, secondo la nostra visione. Cintia ha compiuto diciotto anni nel novembre scorso ragion per cui la fondazione non è più obbligata a  trattenere la ragazza. Le abbiamo proposto di venire a vivere con noi spiegandogli la nostra intenzione di aiutarla nel proseguio della sua attivitò scolastica, la nostra proposta è stata supportata molto bene anche da Ivonne (psicologa) Olivia (assistente sociale) Juan (avvocato) e suor Alicia, tutti concordi sulla bontà del progetto. La risposta di Cintia è sempre stata di profonda indecisione. Comprensibile, sopratutto dopo tanti anni di fondazione; prendere una decisione così importante non essendo stata abituata a prenderne mai, anche le più piccole, deve essere stata una impresa molto difficile. Ma per capire meglio la situazione facciamo un passo indietro. Da quando aveva compiuto diciotto anni Cintia aveva cominciato a frequentare una sua “madrina”, sopratutto nei fine settimana suor Alicia la autorizzava ad uscire dalla fondazione per andare a trovare questa persona, con lei molte volte andava anche Maria, la sorella. Nei mesi di maggio e giugno si sono verificati degli episodi in cui Cintia rimaneva da questa sua madrina anche per dei tempi molto lunghi come otto-dieci giorni, ma la cosa più grave era che non dava nessuna notizia di se ed era impossibile contattarla perchè non rispondeva al telefono. Un giorno siamo andati a cercala insieme ad Olivia, ma all’indirizzo di sua madrina la casa era chiusa, i vicini ci  dissero che si era trasferita. Poi come niente fosse all’improvviso ritornava. Abbiamo saputo che frequentava un ragazzo (suo secondo cugino…) anche se lei ha sempre negato. Tanti segni di immaturità.
Ora Cintia non vive più in fondazione perchè aspetta un bambino. E’ andata a vivere con sua sorella di ventidue anni e tre figli, in una casa che considerarla tale è un eufemismo, in un barrio (Pisulì) tra i più degradati e pericolosi di Quito. Non bisognerebbe mai dolersi del fatto che una donna aspetti un bambino, ma il nostro raziocinio ci impone di considerare gli effetti di tale accadimento e nel caso di Cintia questo presuppone che lascierà il collegio e che probabilmente il suo futuro sarà  segnato. Spero tanto di sbagliarmi. Le ragazze come lei sono  legate ad un filo invisibile alle loro radici, alla loro famiglia, molte volte non riescono ad allontanarsi mentalmente dal trauma tremendo che hanno subito, anzi ne sono quasi attratte, ricomponendo quella tremenda catena che noi tutti cerchiamo di rompere.
Ora Maria, la sorella, si ritrova senza Cintia e il colpo per lei è stato tremendo.
La prossima settimana andremo al MIES assieme a Juan, avremo un incontro con una responsabile per valutare se sarò possibile iniziare un progetto di accoglimento familiare con le minorenni della fondazione. Sarebbe molto bello e costruttivo per le bambine se ci fosse questa possibilità.
Nel frattempo continiuamo a collaborare nel progetto di padre Giuliano sulla costruzione di case per i terremotati e nel progetto della ceramica di Salinas, abbiamo riattivato il forno e il dieci settembre si comincerà finalmente a lavorare.
Ma queste sono altre storie.
Un abbraccio.
Giorgio y Cristina