Salinas 05 Settembre 2020

Un grandissimo abbraccio a tutti!

Dall’ultima volta che ci siamo sentiti sono passati oramai quasi due mesi, più il tempo passa più ci si integra in questo nuovo mondo, in questa nuova vita, più ci accorgiamo che l’appuntamento con lo scrivere bisogna cercarlo, volerlo… non è assolutamente un peso, tutt’altro… serve molto anche a noi per fermarci, metterci tranquilli e tirare un po’ le fila di quello che si sta facendo, ma diventa un appuntamento che bisogna volere.

La situazione pandemia è ancora abbastanza complessa, almeno questa è la percezione perché come abbiamo più volte sottolineato qui le informazioni sono piuttosto scarse e tutte da verificare e siccome sono pochi i mezzi per verificarle rimani con i tuoi bei dubbi… Continuiamo a stare molto attenti e cerchiamo di adottare tutte le precauzioni che possiamo, e confidiamo che Salinas continui a rimanere una delle zone miracolate dell’Ecuador. Chiudiamo con l’argomento pandemia perché ha già sottratto sin troppo tempo e vita in questi mesi, non lo sottovalutiamo e non lo snobbiamo di sicuro, sarebbe da pazzi farlo, soprattutto in questo paese, ma lo accantoniamo, crediamo in questo momento sia più necessario dare spazio alla vita e al desiderio/necessità di uscire dall’apnea in cui abbiamo vissuto in questi mesi e iniziare a respirare, sempre con la mascherina, ma iniziare a respirare.

Anche questi ultimi mesi sono stati carichi di impegni, in primis i tre giorni di festa e di ricordo dei 50 anni di presenza Salesiana, conseguentemente presenza di Padre Antonio qui in Salinas, culminata domenica 16 Agosto con la messa del Vescovo di Quito, il ricordo di molti dei volontari passati in questi 50 anni e il pranzo per concludere il tutto in festa. Tutto bello se non scendiamo nei dettagli, tutti gli incontri di venerdì e sabato erano via “zoom” ognuno nella propria casetta, l’emozione di chi stava al di là del video era percepibile, ma non era condivisibile, non potevi trasmetterla con un abbraccio con una pacca sulla spalla. Domenica il Vescovo era a Quito e noi in chiesa, due per banco con mascherine, prima di entrare veniva rilevata la temperatura e data una bella irrorata di alcol, noi tra i fortunati che sono potuti entrare in chiesa, la maggioranza via “facebook” dalle proprie case, stessa cosa per il “conversatorio” che ne è seguito altra rilevazione della temperatura e altra irrorata, quaranta eletti, di più lo spazio non ne poteva contenere rispettando le norme di sicurezza imposte dal “Covid” il resto dei partecipanti nuovamente via “zoom”. Il pranzo invece solamente i quaranta fortunati presenti, tutti a debita distanza, chi era a casa invece per quanto potenti e utili siano stati in questi mesi tutti i mezzi che la tecnologia ci ha messo a disposizione per sentirci meno soli, hanno dovuto arrangiarsi se volevano mangiare qualcosa.

È stato tutto molto bello, coinvolgente, ma mancava qualcosa, era un po’ tutto ovattato, mancava l’emozione che solo la presenza, la percezione fisica delle emozioni tue e altrui ti può dare… sarà per il prossimo anno.

Per l’occasione è stato fatto anche un grande sforzo per rendere se pur non ancora in forma definitiva agibile e visitabile il Musayo, il “Salinas Yuyay”. Ora è stata fissata la data del 17 Novembre come possibile inaugurazione ufficiale, oltre a recuperare e catalogare il vario materiale, storico e proveniente dalle Comunità, che il blocco dovuto alla pandemia ha notevolmente rallentato e in molte occasioni impedito, vi è anche il problema economico, il blocco della produzione per molti mesi delle varie attività delle organizzazioni Salinerite hanno ridotto se non azzerato la loro possibilità di contribuire economicamente alla realizzazione del Musayo, volenti o nolenti si è dovuto dare delle priorità alle poche risorse esistenti. Ora con molta calma queste attività stanno riprendendo, con molta, molta calma. Per far fronte a questa situazione e non dimenticare per strada nessuno, le varie organizzazioni hanno ridotto, anche in modo molto pesante tutti gli stipendi, e le ore di lavoro potenziali vengono distribuite tra tutti indistintamente, in modo tale che tutti a fine mese possano avere un po’ di salario. Ci sono stati anche contributi lavorativi volontari, e in questi ci siamo inseriti anche noi. Come sempre in queste situazioni di difficoltà arrivano ordini con tempi e pagamenti assurdi, ma pur di tenere viva la struttura si accettano, si è lavorato di sabato e di domenica e facendo i turni di notte, ma alla fine si è onorato l’impegno assunto. Ora le cose sembra stiano migliorando, speriamo proseguano.

La settimana scorsa siamo stati a Chazojuan con Samuel e una decina di ragazzi del MJS, il tentativo era quello di dar vita ad un campo lavoro sulla falsa riga, molto falsa, di un campo del Gruppone, questo almeno era l’intento, non vi è stato molto tempo nel prepararlo, per tutte le attività che si andavano accavallando in queste ultime settimane, forse non siamo stati sufficientemente chiari ed esaustivi nello spiegare di cosa si trattava, un po’ i ragazzi restii a comprendere il significato della parola: lavorare, lavorare gratis poi era qualcosa decisamente fuori dagli schemi….  Eh si! La parola “Minga” non è proprio sconosciuta da queste parti… Sta di fatto che noi tre organizzatori siamo tornati dalla settimana piuttosto… non sappiamo che parola metterci… fate un po’ voi…

Necessita un confronto con i ragazzi, ma soprattutto a nostro avviso un chiarimento a livello più generale su quali sono i messaggi e i valori che si vogliono passare a questi ragazzi, e non per ultimo uniformità di vedute, anche qui le variabili sono infinite, e la confusione difficilmente porta risultati positivi.

Ultima novità di questi giorni che condividiamo con voi è che nella comunità Salesiana di Simiatug, quindi quella comprendente Facundo Vela con Padre Alberto, Salinas con il nostro Padre Antonio, e Simiatug con Padre Pio che fa anche da responsabile della comunità Salesiana oltre al Padre Edwin che lavora principalmente in Simiatug ma aiuta anche Padre Antonio soprattutto nelle visita alle comunità più lontane, si aggiunge Padre Giovanni (Jeovani alla portoghese), 33 anni che conosce Salinas perché vi ha fatto l’anno di volontariato Salesiano. Tra l’altro arriva da un precedente incarico a Esmeralda e conosce la realtà di Muisne e del lavoro che Padre Giuliano e Padre Graziano hanno fatto in questi anni.

Forze nuove, ce né un grande bisogno, i tre baldi giovanotti sono ancora pieni di forza e di vita, basta vederli quando sono tutti e tre assieme, sembrano le simpatiche canaglie, uno più fuori dell’altro, ma sono anche tanto pieni di anni!!!

Emanuele

Questa volta come avete visto siamo stati molto più parchi nello scrivere. Io personalmente in questi ultimi giorni, dal rientro della settimana a Chazojuan per intenderci ho la testa concentrata prevalentemente su quello che abbiamo vissuto.

La situazione dei giovani in Salinas è particolarmente ingarbugliata, e questi mesi di chiusura probabilmente l’hanno ingarbugliata ancora di più.

Le diverse visioni/posizioni della situazione non facilitano le cose, il Padre Antonio come già altre volte vi ho detto sente pressante il bisogno di dare una risposta/opportunità anche a questa nuova generazione, non se ne dà pace e vive tutto questo anche con una certa inquietudine, e questo a mio avviso a volte porta ad agire in modo non del tutto adeguato. Altri invece che il problema lo vivono con una certa superficialità, ci lavoriamo ma cerchiamo di non agitarci troppo, che se ci agitiamo magari dopo ci tocca anche comprometterci in qualcosa, meglio star tranquilli e sopravvivere.

Le organizzazioni in questo periodo purtroppo sono concentrate in altro, ma così a sensazione hanno presente il problema e sono tra un misto di non affrontiamolo perché sennò è un casino, e il che cavolo facciamo, non sappiamo proprio da che parte girarci.

E poi ci sono come sempre le frange di quelli che non mollano il posto sino a quando non hanno esalato l’ultimo respiro, senza di loro il mondo scomparirà, figurati se fanno spazio.

Sta di fatto che il lavoro è molto, moltissimo e in alcune situazione bisogna rassegnarci che sarà quasi sicuramente a vuoto, perché arrivato ad una situazione oramai difficilmente recuperabile. Altre con lavoro paziente e costante si potranno fare grandi cose, l’essenziale credo sia lavorare tutti con un fronte comune, non in ordine sparso e magari uguale e contrario sennò sarà fatica sprecata per tutti.

Salinas ha una storia che insegna molto, da cui si può attingere molto senza far repliche di cose già fatte già viste, e su questa base si può continuare a sognare e dar forma e vita a moltissimi di questi sogni.

Credo il primo passo sia proprio far ritornare a sognare questi giovani, se glielo chiedi molti di loro non ti daranno alcuna risposta perché hanno perso il gusto di sognare, altri ti daranno quelle risposte che preferiresti non sentire: far soldi, diventare ricco, comandare, tutte cose legittime, è il percorso per arrivare, come lo fai, come lo vivi il problema, e qui la confusione regna sovrana. Uno mi ha chiesto come si fa a sposare una italiana piena di soldi per farsi mantenere, il tragico è che era serio…

Mi piacerebbe far scaturire in questi giovani la voglia di sognare, la voglia di cambiare il modo, la voglia di un mondo più a dimensione d’uomo, la voglia e la gioia di compartire le fortune che la vita ti dona, la consapevolezza che il denaro e il potere non è tutto nella vita, che ci sono valori e cose che riempiono la vita stessa in modo molto più pieno e appagante.

Anna

Oltre a tutto quello che abbiamo già detto, voglio condividere con voi alcuni dei miei pensieri rispetto ai giovani adolescenti. Sono pensieri che rivolgo a questo particolare “mondo” che poco ho conosciuto direttamente nella mia vita e che ritengo sia uguale in tutto il pianeta. Sicuramente ci sono delle sfumature a seconda della parte del globo in cui uno vive, ma alcune cose sono accumunabili. Come ad esempio la difficoltà di entrare in comunicazione profonda con loro: a volte mi chiedo se la mia modalità di conoscere l’altro (attraverso conversazioni dove escano aspetti del profondo di se stessi, come le emozioni) non sia fuori luogo nel mondo degli adolescenti, che siano cose che non vogliono o non possono affrontare.

Sempre più ritengo importante sapere da dove un ragazzo viene, qual è la sua esperienza di vita e a poco a poco sto conoscendo il mondo dell’adolescente qui in Ecuador:

- il suo contesto famigliare: vive con entrambi i genitori? spesso é figlio di un padre che adesso vive da un’altra parte con un’altra famiglia; vive con il marito o compagno della madre, padre di altri figli; vive quindi con fratelli per parte di madre, ma non di padre; spesso nelle loro piccole case ci sono anche i nonni.

- l’esperienza educativa vissuta: qui non si può dare per scontato che un ragazzo sia stato a scuola, o sia regolare con gli studi, può aver iniziato il collegio molti anni dopo del consueto, oppure può aver frequentato per qualche anno e poi rinunciato per vari motivi.

Altro aspetto che mi stupisce è la percezione che per loro non esista niente di cui “aver cura”, non hanno il senso del possesso: se gli fai un regalo lo possono perdere il giorno stesso che glielo hai dato, oppure lo possono vendere; se hanno il cellulare, non ne hanno cura e facilmente lo danneggiano; se qualcuno gli ruba qualcosa fanno spallucce!

Spesso ho la sensazione che siano anaffettivi, ma in realtà, a poco a poco che vado conoscendoli, mi faccio sempre più convinta che abbiano una grande e spessa corazza che li riveste e li protegge… Corazza che hanno strutturato con il tempo, spesso dentro le mura di casa, e che per me è molto difficile scalfire e che spesso mi mette in difficoltà e a disagio. Ma non desisto… È un mondo così affascinante quello degli adolescenti, che metterò tutto l’impegno possibile per scoprirlo e soprattutto farne parte!

Ecco un po’ di noi, del nostro Ecuador!

 

Asta pronto.

Emanuele y Anna