Salinas 09 Gennaio 2020

 

Un grandissimo abbraccio a tutti,

Cerchiamo di mantenere l’appuntamento mensile con i nostri amici.

Nell’occasione del Natale oltre a raccontare questo ultimo mese, “primariamente”, come dicono da queste parti, inviamo anche se in ritardo l’augurio che il 2020 sia un anno pieno di grandi cose, quelle che ognuno di voi desidera maggiormente per se stesso e per i suoi cari.

Agli amici del Gruppone inoltre auguriamo che il Campo Natale sia stato pieno di buoni frutti, ovviamente non ci riferiamo solamente a quelli economici.

Questo mese è stato bello pieno, riunioni per entrare poco a poco sempre più nelle varie realtà di Salinas, visite a comunità, despedida dei ragazzi e poi la loro partenza, viaggi a Quito, relazioni con uffici pubblici nel tentativo di arrivare a conseguire la VISA, cene varie, attività con il Sumate, il ritorno nella comunità di Muisne, con tutte le emozioni conseguenti, e per finire la festa de los  Reies, la nostra Epifania, qualcosa di strano che ai nostri occhi risulta per il momento indecifrabile, come molte altre cose, per ora registriamo e con il tempo cercheremo di comprendere.

Non faremo la cronaca di quello che abbiamo fatto e vissuto in questo periodo, risulterebbe una cosa sterile e crediamo anche noiosa, cercheremo allora ognuno per la nostra sensibilità di riportare alcuni momenti vissuti, alcune emozione provate, alcune riflessioni fatte, condividendole con tutti voi.

 

Emanuele

Con Anna ci siamo sempre detti che il primo periodo sarà un periodo di conoscenza di integrazione nella nuova realtà in cui ci troviamo a vivere, senza giudizi o pregiudizi. Il non avere per il momento un progetto in cui operare in modo stabile ma il continuo relazionarti con numerosi gruppi, con numerose persone, vedere come operano, come interagiscono tra di loro, come interagiscono con la comunità, come interagiscono con noi, cosa dicono l’uno dell’altro, ogni tanto sento il bisogno di farmi una doccia fredda per non arrivare a giudizi affrettati fatti dalla nostra ottica e con la nostra mentalità.

Per quello che abbiamo potuto respirare sinora Salinas è in continuo movimento, una fucina continua di proposte, opportunità… in alcuni momenti ti verrebbe da dire sin troppe. Non perché vi sia un limite oltre al quale non si possano fare le cose fatte bene, ma perché, questo è puramente un mio giudizio, vi sono delle iniziative che risultano scollegate, scollegate dal sogno di Salinas, scollegate da quel motore di idee e sentimenti che ha permesso a Salinas in questi 50 anni di essere quello che è, un esempio di sviluppo sociale e sostenibile a livello Latino Americano se non addirittura a livello mondiale.

Ti trovi in alcune situazioni in cui senti descrivere un progetto, darne il senso, le finalità, gli obiettivi, e senti che dietro c’è vita, c’è un desiderio di un bene comune, di sviluppo di opportunità per tutti e non per pochi. Senti parole cariche di speranza, di voglia di proseguire questo sogno che è stata la benzina del motore in tutti questi anni.

Ti trovi in altre dove i discorsi sono sterili, o li percepisci di pura facciata, dove tra le parole e fatti c’è un abisso lampante, dove non serve gran acume intellettivo per comprenderne la sostanza.

Tutto questo convive in Salinas, con buona armonia, senza tanti conflitti.

La riflessione che mi scaturisce è: per quanto tempo ancora saranno in maggioranza le proposte con un’anima rispetto a quelle un po’ sterili?

Il padre di questo non si preoccupa e continua a perseguire i suoi sogni come ha fatto sempre in questi ultimi 50 anni, forse questa è la soluzione migliore o forse l’unica perseguibile.

Noi da bravi occidentali siamo sempre pronti, e relativamente bravi, a fare i calcoli causa effetto di quello che ci accingiamo a fare, qui in tutti questi anni si è fatto anche questo, ma non si abbandonava un progetto perché sulla carta non sembrava vincente, perché qui i metri di misura del successo e del fallimento non sono i nostri, e le forze, le energie che venivano messe in campo, non sono quelle canoniche che metteremo noi, vanno oltre, hanno parametri non misurabili, e tutto questo ci spiazza, ci fa vivere in situazioni che non riusciamo a decifrare, e questo per noi comporta grande fatica.

Altra situazione che percepiamo abbastanza nitidamente è una certa distanza, un certo conflitto tra Salinas e le sue comunità. Anche qui per il momento cerchiamo di registrare la situazione, comprendere le varie sfaccettature del problema senza esprimere giudizi. L’impressione è che come sovente accade la verità stia nel mezzo, o comunque non stia in un unico versante.

Come dicevamo la volta scorsa ci piacerebbe riuscire a lavorare un po’ con tutte le comunità, in particolare con i giovani. L’eredità che ci hanno lasciato i ragazzi appena rientrati da Mulidiahuan è un tesoro inestimabile, bisognerà non sperperarlo, anzi farlo fruttare, e trovare il modo di estendere iniziative simili anche in altre comunità.

Altro grande tesoro da non disperdere è il progetto che con tanta caparbietà Damiano ha portato avanti con i ragazzi di Mulidiahuan per la lavorazione del bambù. Bisogna proseguirlo e se possibile farlo diventare prototipo per altri progetti similari in altre comunità, rompendo questa barriera, spesso più ideologica che reale tra Salinas e le sue comunità.

 

Anna

B. ci racconta, piangendo, di aver sofferto di depressione post-partum e di aver rifiutato di accudire la sua piccola A. nei suoi primi mesi di vita, perché vedeva in lei il padre che l’aveva maltrattata e poi lasciata. B. è nuovamente in cinta, di un altro uomo, e ha un atteggiamento di grande amore e cura verso A. che adesso ha 6 anni. Ho sempre considerato le mamme delle eroine, ma spesso mi trovo qui a pensare che le mamme ecuadoriane (spesso abbandonate e maltrattate, come B.) siano molto di più che eroi!

Capita spesso che gli incontri più “forti”, che lasciano un segno, avvengano per caso, quasi per sbaglio… e così ci è successo ad esempio offrendo un refrigerio (merenda) a dei bambini, incuriositi di conoscere i nuovi vicini italiani. Tre bambine e due bambini, che con la loro innocente curiosità hanno iniziato a farci domande personali e allo stesso tempo raccontare di loro, come E. che ci dice che vive da sola con la mamma, perché papà vive in un altro paese con un’altra famiglia e di lui non sa più niente, da tanto tempo, da quando se n’è andato dicendole che lei non è sua figlia!

La nostra Casa ha visto fino ad ora tante persone, siamo qui anche per accogliere …. Come gruppi di ragazzi, accompagnati da adulti, provenienti da comunità minori e lontane da Salinas (Mulidiahuan, Muisne). Ma accoglierà anche singole persone che soggiorneranno per lungo tempo. L’occasione in questo senso si è presentata un mese fa, quando Samuel una sera arriva in casa con un giovane ragazzo (A.), neolaureato, che avrebbe dovuto iniziare a lavorare per la fabbrica degli oli essenziali. Dopo la prima notte, facendo colazione, A. ci dice di essere inquieto, di non aver dormito … non per l’altura e il freddo, ma perché il giorno prima di partire aveva saputo che la sua ragazza era incinta. Ci parla dei sui sentimenti ed emozioni, per concludere dicendo che non può restare lontano dalla sua ragazza in questo momento delicato. Così rinuncia al lavoro e torna a casa. Per me è stato un momento importante: uno sconosciuto che si confida a degli sconosciuti; un ragazzo che diventa uomo!

Sono tornata a Muisne (dopo più di due anni) e descrivere le mie emozioni a parole non mi è facile! Posso dire che è stato un viaggio nel tempo: indietro di due anni, ritrovando luoghi e persone conosciute che da allora porto nel cuore. Però è anche stato un viaggio di scoperta di una piccola cittadella che vedevo per la prima volta: case abitate con annesse coltivazioni; ragazzi ed adulti che non conoscevo (non c’erano nell’agosto del 2017); costruzioni per la comunità come la chiesa, la biblioteca, la casa per i volontari; un sentiero tracciato nella natura dove si possono vedere scimmie, tucani e un bradipo (se sei fortunato!), in parte delimitato da piante giovani che piantai con i miei amici nel mese di missione; la possibilità di percorrere il fiume (dove mi lavavo e dove lavavo i vestiti) accompagnati in canoa. Una comunità che sta crescendo, con non poche difficoltà sociali e relazionali, ma che ha delle potenzialità che mai avrei immaginato nel 2017, ma che adesso potrebbero realizzarsi!E soprattutto l’affetto, ancora vivo come due anni fa, di bambine come M. e N. che quando mi hanno vista da lontano mi sono corse incontro, abbracciandomi stretta per lungo tempo, o di adulti come don Carlos che con orgoglio ci ha invitato a cena a casa sua.

Ecco un po’ di noi, del nostro Ecuador!

Speriamo in vostri commenti e risposte.

Ci sentiremo tra un mesetto!

Asta pronto.

 

                                                                                              Emanuele y Anna