Ciao a tutti amici!
Vi chiediamo scusa se scriviamo solo ora ma siamo appena tornati nel kit net e finalmente ci possiamo confrontare liberamente assieme, noi (Lollo, Ketty e Marta) e i nostri nuovi amici (Mata la baratta (tutte le baratte che abbiamo si chiamano così), Gino il topolino e il Geco Chan).
Questo mese e mezzo è stato particolarmente denso: giri per favelas, scuoline da ristrutturare, amici da incontrare… ma andiamo per ordine.
Siamo arrivati a Rio De Janeiro il 13 Gennaio e grazie all’ospitalità di Roberto, Mauro e la sua famiglia abbiamo passato tre giorni ricchi di emozioni con gli occhi pieni di meraviglia per la realtà così diversa a cui non eravamo abituati. Una realtà piena di contraddizioni: ricchezza da un lato e nell’altro miseria, che si guardano e continuano parallele la loro strada.
Quasi tutte le case lì sono “protette” con filo spinato o filo elettrico sui tetti, dando l’impressione di essere come in una fortezza, isolata dall’esterno. E quindi fa strano vedere questo aspetto chiuso e pieno di paura unito all’impressione che abbiamo ricevuto dal popolo brasiliano, accogliente e apparentemente sempre allegro.
Abbiamo potuto anche rivedere Augusto e Waldinei e passare una giornata con loro vedendo la realtà in cui vivono dopo averne solo sentito parlare.
Una giornata importante è stata quando Roberto ci ha portato nella favela di Santa Marta, che ci ha scioccato con la sua estrema povertà e la sua organizzazione; ci ha fatto riflettere il fatto che la favela, nonostante il suo stato di estraneità rispetto alla “società riconosciuta” brasiliana, sia comunemente e normalmente accettata come parte del tutto, senza problemi: il Municipio (l’amministrazione, la legge) che guarda alla favela (l’illegalità). Il fatto è che le favelas di Rio De Janeiro (come anche alcuni bairros di Manaus) sono delle realtà con una loro propria organizzazione interna e delle loro proprie leggi, parti di città che vengono marginalizzate dal potere.
Quindi la domanda che ci siamo posti è: perché loro dovrebbero seguire le leggi dello Stato se è lo stesso Stato che li mette da parte? La risposta è molto più complessa di quello che si può pensare.

Il 15 siamo ripartiti con finalmente destinazione Manaus!
L’accoglienza in aeroporto è stata strepitosa e calorosa… per Don Riccardo! (Tranqui Ricky non ce la siamo presa).
A parte gli scherzi siamo stati molto bene accolti e con pure uno spuntino di mezzanotte, dopo di che siamo stati al kit net fino al 30 Gennaio.
Con l’intersecarsi di ferie del progetto e dell’arrivo di una persona che è stata tanto importante per la comunità (D.R.), le prime due settimane sono state molto diverse rispetto a tutti i volontari che sono venuti qui prima di noi: cene con deputati federali, pranzi con i vescovi, inviti a battesimi, messe ecc.
Non siamo stati a casa un solo momento, ma grazie alla presenza di Don Ricky e Luca ci è stato possibile entrare nella realtà brasiliana in un modo filtrato, non viziato; ciò ci ha permesso di indossare delle lenti di lettura che da soli forse ci avremmo messo più tempo a sviluppare.

Prima di parlare delle nostre esperienze personali vi facciamo una breve panoramica sulla situazione socio-economica che il brasile e l’MCVE stanno attualmente vivendo.
Come sapete l’ascesa di Bolsonaro ha portato una forte diminuzione d’interesse sociale verso la popolazione più povera e marginalizzata del Brasile. Il grosso degli investimenti statali nel sociale è destinato a chi si occupa dei casi di alta complessità cioè tutte quelle realtà che lavorano con un’utenza già a conclamato rischio sociale tipo tossicodipendenza, abuso sessuale, bambini che già vivono per strada, tutti i lavori in cui non rientra l’MCVE che invece lavora maggiormente negli ambiti di prevenzione e protezione basica.
Quindi hanno una grandissima difficoltà a reperire fondi statali destinati alle loro attività.
Questa carenza di una politica sociale efficacie si ripercuote nel concreto nella vita quotidiana qui nei Bairros della città dove di fatto il territorio è conteso tra bande di trafficanti rivali che si fanno la guerra, mentre le invasioni/occupazioni illegali e incontrollate di terra continuano, complice la situazione del Venezuela. Quello però che abbiamo avuto il piacere e la fortuna di osservare è la forza di volontà con cui l’MCVE, insieme a molte altre realtà di Manaus che si occupano dello stesso ambito, si impegna per ricordare al potere politico il suo dovere nei confronti dei suoi cittadini in particolare quelli più marginalizzati e lontani, nel difendere i diritti basici, con una forte rivendicazione di uguaglianza sociale. Ed è grazie a questa continua lotta che quest’anno hanno ottenuto di poter usufruire di un finanziamento di vitale importanza per la sopravvivenza del progetto. Tutto questo ci ha fatto immaginare un giorno in cui il Gruppone sarà solo un compagno di avventura ed un amico con cui condividere sogno di un mondo migliore, e insieme essere costruttori di ponti.
Ma nel pratico cosa abbiamo fatto finora?
In questa realtà tutta da scoprire, stiamo aiutando a ristrutturare una nuova scuolina nella comunità di São Francisco che potrà accogliere i bambini delle comunità di São Josè e São Francisco (la vecchia scuolina di São Josè verrà chiusa), abbiamo dimenticato le norme sulla sicurezza nel lavoro rompendo pareti e dita tutto rigorosamente in infradito; pitturato pareti e decorato le stanze e gli ambienti con disegni e materiale di decoro. (É importante ricordare che questa scuolina è interamente dell’mcve non essendo collocata in un luogo che appartiene alla comunità religiosa).
In tutte le scuoline abbiamo disegnato il logo del progetto, e apportato disegni all’esterno: mentre Marta e Ketty hanno confermato le loro abilità nel disegno, Lollo è diventato bravissimo a colorare dentro i contorni!!
Un altro lavoro ricco di forti emozioni, fatto assieme nel mese di febbraio, è stata la visita alle famiglie dei bambini che già frequentano i progetti. La visita domiciliare serve per poter verificare la situazione socio-economica delle famiglie, completare le schede familiari, per tenere attivo il legame con la famiglia e nel caso sorgano delle difficoltà il gruppo di educatori dell’mcve possono aiutare a dare un accompagnamento.
La Ketty ha inniziato il suo laboratorio di hip hop il mercoledì e il venerdì, Lollo insegna chitarra martedì e giovedì, e Marta pittura meravigliosi animali e mondi inesplorati mentre aspetta impaziente che la scuolina di Luziene e Wanda partano (le tempistiche brasiliane si fanno attendere alla grande).

Abbiamo pensato, in realtà ci hanno fatto pensare, che per allietarvi un po’ in questi giorni di quarantena forzata possiamo provare a scrivervi più spesso.
Questa è la lettera collettiva, risultato di giorni intensi passati a spremerci le meningi sotto un calore tale che ti sembra di essere un pezzo di burro in padella (ps: non è vero perché abbiamo l’aria condizionata in camera).
Con grande gioia il trio annuncia che per la settimana prossima è stata scelta la lettera della Ketty!!!!
Vi siamo vicini con il pensiero e le preghiere in questo periodo di difficoltà che state vivendo ora.
Un caloroso abbraccio virtuale rispettando la distanza di 1 metro e 82 centimetri da Brasile.

Beijos.
Marta, Ketty, Lollo

martakettylollo