Caro Padre Gianfranco Agostino e fratelli e sorelle della Comunità Cristiana di Treviso,

non sono passate ancora 24 ore dal terribile terremoto che ha sconvolto la vita del paese. Fino ad ora si contano 235 morti e 1500 feriti e  una quantità altissima e indefinita di abitazioni distrutte. La costa ecuatoriana e particolarmente la provincia di Esmeraldas e la regione di Manabì, con epicentro tra “la carissima Muisne” e Pedernales sono state semidistrutte.

L’Ecuador era già un paese in crisi a causa della caduta a picco del prezzo del petrolio, sua principale risorsa.

Ora alla crisi si aggiunge la tragedia. Abbiamo chiamato il Vescovo di Esmeraldas per avere alcune notizie sopratutto di Muisne. Era appena rientrato da Muisne dove aveva celebrato la messa della domenica del Buon Pastore. La polizia non gli ha permesso di entrare nell’isola perchè il paese e semidistrutto ed è stato temporaneamente abbandonato dai suoi abitanti. Il Vescovo ci diceva che sono state principalmente le abitazioni dei più poveri a risentirne. Pensiamo di andarvi quanto prima anche noi. Pare impossibile! Ma come sempre le prime vittime delle catastrofi naturali e delle devastazioni del pianeta sono i più poveri. Papa Francesco ha mille ragioni per denunciare queste realtà. La organizzazione fondata da Don Graziano ha subito danni appunto in Manabì e, precisamente, in uno dei gioielli che la organizzazione era riuscita a costruire: la casa campesina, il laboratorio per ricostruire le risorse e le difese della Madre- Terra con metodi naturali e la casa del cacao costruita dall’indimenticabile Padre Carollo. Le ferite di questo paese sono immense. Un contadino a cui abbiamo potuto telefonare dopo due ore dal sisma ci diceva che la sua casa si era spezzata e che stava salvando quello che poteva mentre l’acqua inondava la casa e stava crescendo.

Nelle nostre tre chiese che formano l’unica parrocchia “Cristo Resuscitado” già da questa mattina abbiamo incominciato a raccoglier offerte in denaro chiedendo ai cristiani un apporto significativo ed efficace per la ricostruzione perchè con solo viveri e vestiario non si possono realizzare interventi strutturali.

A nome dei nostri fratelli vittime di questa tragedia chiediamo anche a voi di aiutarli.

Ieri il sisma ci ha colto mentre stavamo celebrando la messa. La gente ha lasciato la chiesa con ordine nonostante le luci si siano spente improvvisamente. Le persone si abbracciavano, pregavano a voce alta e piangevano. Una volta uscite hanno chiesto la benedizione prima di andare alle loro case per rassicurare e rassicurarsi dei loro familiari. Crediamo che nessuna altra benedizione sia stata più sentita e più emotiva. Il bambino che dovevamo battezzare l’abbiamo battezzato (in fretta!) nel cortile . Poi ci siamo trovati con le suore per mangiare qualche cosa insieme per rassicurare quelli fra di noi che più si erano spaventati. Molti amici ci hanno telefonato dall’Italia con preoccupazione. Noi, grazie a Dio, siamo usciti indenni ma ci sentiamo feriti insieme con i nostri fratelli e sorelle della costa ecuatoriana.

Nonostante lo spavento che ha colto tutti ieri notte  siamo riusciti lo stesso a pregare anche oggi con la comunità cristiana per la Siria, l’Iraq, il Pakistan e altri paesi perchè ci siamo detti che il nostro spavento è durato alcuni minuti mentre i bambini e la gente di quei paesi vive costantemente da anni nel terrore.

Aiutiamoci a costruire un mondo più umano.

Don Giuliano Vallotto, Padre Graziano Mason, Giorgio e Cristina e Daniela