Salinas 13 Ottobre 2020

Un grandissimo abbraccio a tutti!

È già passato un mesetto dall’ultima volta che ci siamo sentiti, e si avvicina rapida la data che festeggia il nostro primo anno di permanenza qui in Salinas, il tempo è volato, sembra sia passato un attimo, abbiamo ancora negli occhi e nel cuore le immagini, i volti degli amici alla messa di saluto e in aeroporto il giorno che siamo partiti. Un attimo, ma se ci soffermiamo un pochettino a ricostruire questi dodici mesi abbiamo anche tanto vissuto, sono tante, tantissime le cose che abbiamo fatto, le cose che abbiamo condiviso, i momenti belli e i momenti un po’ più duri e tristi, i momenti di gioia e i momenti di sconforto, i momenti in cui manderesti in malora tutto e i momenti che con calma ti metti a raccogliere cocci e macerie e cerchi di costruire qualcosa di buono. Un anno bello pieno, un anno che sicuramente ha valso la pena di vivere.

Come detto la volta scorsa per evitare di farci fagocitare da questo “Covid” vi aggiorniamo dandovi la cronaca spiccia dell’evolversi della situazione qui in Salinas. Il vivere in segregazione con molte limitazioni e per molti mesi senza che accadesse nulla ha in qualche modo fatto abbassare la guardia alla gente, o pensando di essere dei superuomini; ogni tanto era un discorso che più o meno velatamente si sentiva tra le chiacchiere della gente, o perché oramai c’era la necessità fisica e mentale di uscire da questa situazione, sta di fatto che alla prima distrazione il virus ha assestato i suoi colpi anche qui, sono arrivati i primi infetti, è arrivato il primo morto certo per Covid: era il nostro vicino di casa, il papà del Cesar, ragazzo del Sumate probabilmente qualcuno se lo ricorda ha fatto il mese in Italia qualche anno fa. Ci sono i primi due contagiati anche all’interno della Fondazione, colleghi da gomito a gomito per intenderci, altri con sintomi più o meno importanti si sono autoisolati in casa, ora per entrare in Oficina della Fondazione, bella irrorata d’acqua e cloro e rilievo della temperatura. Prima o poi doveva succedere, la fortuna non può durare in eterno, noi cerchiamo di stare ancora più accorti, di evitare per quanto sia possibile assembramenti, il sabato e la domenica Salinas è ritornata e riempirsi di turisti, che è un bene per la sua economia, speriamo non sia deleteria per la sua salute… noi così il fine settimana lo trascorriamo sostanzialmente in casa a riposare, leggere, qualche telefonata e a scrivere agli amici come stiamo facendo ora… Diciamo che il livello di preoccupazione si è elevato un po’, ma continuiamo a lavorare e a vivere senza farci sopraffare dalla fobia…

Nonostante la situazione del tutto particolare, molto incerta, con ben poche risorse, la Fondazione sta cercando di rimettersi in movimento, il personale si è notevolmente ridotto, tutti i contratti a termine non sono stati rinnovati, l’orario è stato decurtato sia per la mancanza di lavoro, sia per la mancanza di risorse per pagare gli stipendi, si cerca quindi con il bilancino di dosare il tutto, proseguo dei progetti esistenti, partenza dei nuovi progetti e nello stesso tempo garantire un minimo di stipendio a chi lavora in questi progetti, una bella impresa!!! È come ballare su un tappeto di uova senza che il risultato finale sia una pessima frittata.

In questi ultimi tempi alcuni cambiamenti hanno anche portato nuovo entusiasmo, e questo in certi contesti fa proprio bene. C’è stato un avvicendamento alla direzione del “Gruppo Salinas” ora c’è Sebastian, un ragazzo giovane, da quello che abbiamo potuto constatare ben preparato ma quel che più conta probabilmente in questo momento storico, molto aperto e inclusivo; noi personalmente ci siamo trovati molto in sintonia da subito, ovviamente il nostro giudizio non vale molto, ma l’impressione è che nonostante   la situazione complessa che si sta vivendo, nonostante le difficoltà che si incontrano quotidianamente, c’è un clima sereno osiamo dire quasi frizzantino e questo non fa certo male, aiuta sicuramente. Crede molto nel “Salinas Yuyay” è questo è felicità pura per Padre Antonio, lo vede come ponte tra i 50 anni passati di Salinas e i prossimi 50, lo vede come punto di aggregazione per tutti i nuovi sogni di Salinas, come nuovo centro di studi e formazione, per i nuovi progetti e le nuove idee, secondo noi ho colto la vera anima di quello che dovrebbe essere il museo.

Poi abbiamo come vi avevamo già raccontato la volta scorsa l’arrivo di Padre Giovanni nella Comunità Salesiana di Simiatug, quindi collaborerà nelle tre realtà: Simiatug, Facundo Vela e Salinas, è giovane per fortuna perché il da farsi è molto, per il momento non abbiamo avuto grandi occasioni di confronto, crediamo non mancheranno … Anche su questo fronte le idee e i potenziali progetti sulla carta non sono pochi… senza anticipare nulla quando qualcuno di essi inizierà a prendere forma ve li racconteremo…

Emanuele

In questo ultimo mese non sono in un progetto in particolare, come un saltimbanco sono passato da l’uno all’altro dove serviva, come vi raccontavamo in questo momento si stanno cercando sia di avviare nuovi progetti, sia di rianimare alcuni che sono con il fiato corto e il rischio di asfissia. Sicuramente il progetto voucher, quello che sta seguendo Anna assieme a Samuel è un gran bel progetto, nuovo innovativo e constatiamo che più si va avanti più fonte di stimoli sta diventando, sia per la Fondazione sia per le Comunità coinvolte, ma lascio che sia Anna a raccontarvelo… ora che si sta avvicinando l’effettiva messa in moto del progetto visto il regime ridotto attuale del personale gli ho aiutati in alcuni lavori pratici avendo così modo di constatare la bellezza dell’idea che questo progetto promuove.

Per un po’ di tempo ho lavorato da solo ad un antico sogno di Padre Antonio, quello di fare la pasta qui a Salinas… sinora da quello che mi hanno raccontato ci sono stati innumerevoli tentativi ma nessuno andato a buon fine, e siccome non ritengo di avere capacità superiori di chi mi ha preceduto ho preferito muovermi da solo cercando prima di tutto di comprendere quali sono stati i problemi che hanno incontrato e quali sono i fattori che complicano la cosa qui a quasi tremilaseicento metri, fattore che abbiamo imparato a non sottovalutare. Da una macchina per fare la pasta che sapevo esisteva perché l’avevo vista, una macchina industriale da produzioni di quintali di pasta al giorno, ne sono spuntate altre tre, una poverina oramai gli mancano talmente tanti pezzi che è meglio lasciar perdere, i pezzi mancanti staranno sicuramente facendo la loro funzione in qualche altro macchinario sparso per Salinas, qui è una tradizione questo tipo di approccio “fa e desfa” le altre due sono piccoline, giuste per quello che si ha in mente, e sembra possano essere riesumate, settimana prossima dovrebbero arrivare i particolari che ho chiesto in Italia, nulla di trascendentale delle viti in INOX con passo metrico, qui è tutto in pollici e anche una semplice vite blocca i lavori… non che qui non esistano ma le trovi solo nelle grandi ferramenta, ferramenta che trovi solo nelle grandi città, grandi città che vista la soluzione cerchiamo di evitare. Ora siamo alla ricerca della semola, altro prodotto non così facile da reperire in Ecuador, ma con calma, la calma che contraddistingue l’approccio latino americano ai problemi, calma che sto ancora cercando di apprendere e far mia, cerchiamo di risolvere anche questo problema, ho contattato i produttori della macchina in Italia che fortunatamente mi hanno gentilmente risposto e fornito alcune indicazioni e accorgimenti da adottare… se son rose fioriranno….

Poi c’è il “Salinas Yuyay” il museo degli ultimi 50 anni di storia di Salinas, grande sogno di Padre Antonio, dico così perché sinora è andato avanti solo grazie alla sua grande caparbietà, le circostanze venutesi a creare quest’anno non hanno certamente aiutato, le menti erano concentrate in altro… ora con l’arrivo di Sebastian gli eventi potrebbero prendere un’altra piega. Con Padre Antonio nelle occasioni che ci capitavano, quasi sempre il tempo del viaggio per accompagnarlo in qualche comunità, erano i momenti in cui fantasticavamo su come poteva essere e cosa poteva diventare questo museo, per noi dovrebbe diventare un punto di riferimento di Salinas, ma soprattutto delle sue comunità, riducendo la distanza palpabile che esiste tra il centro e le sue comunità, un centro di formazione, formazione per nuovi leader, di cui c’è un gran bisogno, un luogo dove riprendere a sognare, sognare come comunità, attingendo dal passato per impastare il presente e far lievitare il futuro, queste le nostre chiacchiere in libertà. Un giorno Sebastian ha illustrato al Padre un progettino che stava elaborando su come lo vedrebbe lui, con un sorriso da orecchio a orecchio letteralmente volando mi è venuto subito a dire:”la pensa come noaltri”; e chi tiene più fermo Padre Antonio…

Credo veramente che il Salinas Yuyay può, anzi deve diventare il cuore pulsante di Salinas, un luogo di memoria, dove si pensa e si elabora il futuro, dove i giovani trovano un luogo dove crescere, dove diventare uomini e donne che prendono in mano la loro vita il loro futuro, il futuro di Salinas, delle loro Comunità e del loro Paese. Non sarà facile, di questo ne siamo coscienti, ma siamo convinti ne valga veramente la pena tentare con tutti i mezzi con tutte le nostre forze…

 

Anna

Qualche mese fa conosco David Villalobos attraverso una videochiamata: una riunione a cui partecipo assieme a Samuel e Fernando. David vive in Belgio con la moglie italiana; lui è ecuadoriano, di Ambato. Durante la riunione ci illustra un progetto, concordato con Fernando, del quale Samuel e io, con il loro aiuto, dovremo portare avanti e concretizzare.

Intitoliamo il progetto “Voucher”: da un’analisi della situazione economico-sociale dell’Ecuador e delle attuali difficoltà prodotte dal ‘blocco nazionale e mondiale’, quali conseguenze della pandemia da Covid-19, David ci presenta questa possibilità di aiutare los campesinos, cioè chi vive in condizioni meno agiate!

Il progetto consiste nell’invertire una parte del salario dei dipendenti della Fondazione in prodotti della terra, provenienti dalle comunità di Salinas e di Simiatug: sistema chiamato per l’appunto voucher.

L’intento è quello di sensibilizzare da un lato i campesinos (comprando i loro prodotti del campo e dell’orto, dando corrispettivo in denaro e allo stesso tempo avere la garanzia del loro impegno e costanza nella produzione) e dall’altro sensibilizzare i ‘possessori del voucher’, gli acquirenti, verso un’alimentazione più corretta (infatti l’Ecuador è uno dei Paesi al mondo con un alto tasso di malnutrizione: la gente mangia cibo spazzatura, assume una dieta poco varia e consuma poco in verdura e frutta!).

Il prossimo mese dovremmo dare il via a questa ‘macchina’… E la cosa mi entusiasma e mi spaventa allo stesso tempo!

Il lavoro di questi mesi mi ha permesso di entrare molto in contatto con donne e uomini delle comunità (più donne che uomini!), facendo loro interviste sulla capacità produttiva, sull’interesse del progetto, concordando sui prodotti da vendere e sui prezzi… sempre con la sensazione che siano molto riconoscenti.

Inoltre mi ha permesso di respirare ancora una volta la sensazione di “compartir, collaborazione” che mi hanno trasmesso tutti i dipendenti della Fondazione: quando si tratta di contribuire per la propria comunità nessuno si tira indietro. Tutti hanno dato la loro disponibilità per aiutare nel progetto, per cedere una parte del proprio stipendio (tra l’altro ridotto e quasi dimezzato negli ultimi mesi, sempre per colpa della pandemia).

Non è un progetto semplice… a volte il timore di deludere le aspettative da entrambi le parti un po’ ci prende… però siamo fiduciosi!

Mai mi sarei immaginata di dare il mio contributo in un progetto simile! Però allo stesso tempo penso anche che tutto ciò non è molto lontano da ciò che facevo prima, in Italia… alla fine parliamo sempre di dare opportunità, speranza, migliorare la qualità di vita… prima come fisioterapista, oggi come volontaria in un progetto sulla nutrizione e il coltivo!

“Consumamos lo que nuestro pueblo siembra…. apoyemos a la economía local”

Ecco un po’ di noi, del nostro Ecuador!

 

Hasta pronto.

Emanuele y Anna