Lettera Emanuele e Anna - Agosto

Salinas 19 agosto 2023
Mese intenso anche quest’ultimo! Al contrario degli altri mesi, trascorsi quasi essenzialmente a Salinas e/o nelle sue comunità, questo è stato un mese di spostamenti continui, di accoglienza di nuovi compagni di viaggio. Non è semplice in tempi così ridotti (un mese) dare l’opportunità a dei ragazzi di fare un’esperienza intensa ma nello stesso tempo reale, reale nel senso di far vivere la realtà di questo paese, così piccolo e così tanto complesso.Così quest’anno, per la prima volta, abbiamo organizzato un incontro al loro arrivo con Giuseppe Tonello. Prima con le ragazze arrivate con il Centro Missionario di Treviso, in modo molto più accurato, poi con i ragazzi del Gruppone, purtroppo in forma meno puntuale causa i tempi ridotti.Beppi Tonello, un trevigiano di Caerano San Marco, da oltre cinquant’anni vive in Ecuador, e non solo ci vive, ma si puo’ dire che è la storia e l’anima di moltissime organizzazioni nate qui. Consigliamo a tutti di cercare informazioni su Beppi, in internet se ne trovano un’infinità. Lui fa parte di quelle persone partite dalle nostre terre venete, dalla nostra diocesi, di cui essere fieri. All’incontro con Beppi abbiamo avuto la fortuna di avere anche il contributo e la condivisione delle conoscenze di Don Giuliano Vallotto, che dopo il suo peregrinare per il mondo (Italia, Cile, Ecuador, Tunisia, Ciad) adesso, da nove anni, vive a Quito e continua la sua missione di divulgazione della “Parola” con un’attenzione particolare, quasi maniacale, verso gli ultimi. Dai contadini del nord dell’Ecuador, ai “terzomondiali” (così venivano definite le persone immigrate che arrivavano in Italia, e continuano ad arrivare) che accoglieva tentando di farli sentire il meno stranieri possibile in terra straniera, agli zingari, al dialogo e relazione con i mussulmani prima con quelli che arrivavano in Italia, poi nelle loro terre di origine, e ora nuovamente qui in Ecuador, accanto al suo fraterno amico con cui ha mosso i primi passi missionari in Cile nei lontani anni ’70, Don Graziano Mason. Questi due Personaggi, assieme a Daniela Andrisano, Fidei Donum Laicale che vive da anni nella zona di Cayambe, sono la storia della presenza della diocesi di Treviso in Ecuador. Assieme a loro e con l’aiuto di Maria Jesus di Maquita, organizzazione fondata da Don Graziano Mason, e di Pablo De Hierro, presidente del “Centro Educativo Leonidas Proaño”, abbiamo cercato di fornire una panoramica ai ragazzi: in primis parlando di cosa è stata, e cosa ha significato, la collaborazione della diocesi qui in Ecuador, continuando con un viaggio nella storia, da prima del 14 ottobre 1492 “conquista dell’America” (termine con cui si identifica tale data in tutta l’America Latina, e forse anche per una buona parte della popolazione del Nord America) a quello che è successo dopo tale data sino ai giorni nostri, ripercorrendo la parte storica, culturale, geografica e/o geopolitica, la religione o meglio le religioni, l’influenza e/o conseguenza della presenza della chiesa cattolica.Il secondo giorno di presenza dei ragazzi del Gruppone si è abbattuto sull’Ecuador un vento terribile, e non ci riferiamo al vento che ha impedito l’atterraggio dell’aereo con cui stavano arrivando i ragazzi e li ha fatti arrivare con quattro ore di ritardo, ma al “vento di guerra”, guerra civile che aleggia in questo periodo di elezione del nuovo presidente e del nuovo parlamento, e in particolare dell’assassionio di uno degli otto candidati alla presidenza al termine di un comizio. Abbiamo approfittato degli incontri con Bepi Tonello e Pablo De Hierro per farci dare la loro lettura della situazione attuale, capendo che non è una lettura semplice, le sfaccettature sono infinite, e a seconda da dove le osservi, a seconda del tuo punto di osservazione queste sfaccettature danno riflessi differenti. Quando ci è possibile, ascoltiamo le notizie che danno i TG italiani e per questo assassinio hanno dato brevi informazioni con commenti che facevano piangere, sino a dire più volte che l’omicidio era stato a “Quinto” non a Quito, pronunciandolo “Chinto”, questo dà l’idea di quanto valga, quanto interessi, quello che succede alle periferie del mondo. Ci auguriamo che gli amici di Quinto non si siano troppo spaventati per l’omicidio che poco li riguardava! Una vergogna fornire notizie in questo modo senza manco verificare quello che stai dicendo, sembrava riferissero i pettegolezzi delle comari al mercato, mentre stavano parlando di una situazione tragica che riguarda un paese di piccole dimensioni, ma che ha una certa importanza per gli equilibri di gran parte dell’America Latina. L’Ecuador in questo periodo è praticamente in balia delle bande di narcotrafficanti, bande che arrivano da fuori, sono i grandi cartelli Messicani in primis, in Colombia e Perù dove si produce, mentre l’Ecuador fa da “manovalanza”, è il centro di smistamento, di spedizione dove, visti i scarsi controlli, la scarsa sorveglianza che viene applicata, hanno territorio facile. Oramai è abbastanza chiaro ed evidente che narcotrafficanti e  mafie (sono presenti la mafia albanese e la ‘Ndrangheta, figuratevi se noi italiani potevamo mancare!) siano collusi con la polizia, con l’esercito e con innumerevoli politici e/o gruppi politici. In questo momento crediamo, senza tanto esagerare, che i narcotrafficanti sono i padroni del paese, divisi in 3 o 4 bande, dove ognuna ha degli affiliati, decine di migliaia dei “soldati” armati meglio dell’esercito, padroni del paese, soprattutto della parte costiera dove si concentrano maggiormente i loro interessi. In questo panorama, la polizia, quella che non è collusa, ha paura. Da inizio anno sono oltre 3000 le persone assassinate da sicari, numeri che fanno impressione che fanno tremare, pensando alla popolazione dell’Ecuador (circa 18 milioni). Ci hanno raccontato che la mafia albanese ha istituito una scuola per formare “sicari”. Una scuola porfessionale!?… diciamo che la fantasia per creare nuove occupazioni non manca neanche qui! (Scusate se facciamo un po’ di ironia, ma è per non piangere vedendo in che condizioni versa il paese).E questa settimana un’altra esecuzione: uno dei candidati per il parlamento. Non ci sono parole per descrivere questa situazione, si ascoltano commenti, dichiarazioni di politici, che fanno rabbrividire. Sono solo quattro anni che viviamo qui, ma abbiamo sempre cercato di informarci, di comprendere la realtà di questo paese, di leggere la storia e quello che si annida tra le sue pieghe, non siamo diventati degli esperti di politica o di geopolitica, ma lo capirebbe anche una gallina stupida che la maggioranza dei commenti dei politici sono delle baggianate (giusto per non utilizzare parole scurrili) mostruose, che sono dichiarazioni, affermazioni che non stanno nè in cielo nè in terra. Ma in un paese dove la politica è qualcosa di estraneo per la quasi totalità della popolazione, dove la scelta di un candidato o di un altro viene fatta con la pancia (sì con la pancia… se questo mi dà un piatto di riso ad un comizio è un buon candidato, l’altro non me lo ha dato perché era impegnato a distribuire piatti di riso da un’altra parte non è un buon candidato), non è facile prevedere chi verrà eletto. E far campagna elettorale questa volta è carissimo, il prezzo del riso è quasi raddoppiato negli ultimi mesi, noi facciamo ironia ma per chi mangia riso a colazione, pranzo e cena trovarsi con il prezzo del riso alle stelle e con il salario minimo sempre uguale da molti, moltissimi anni sono pensieri seri e con l’ironia non si riempie la pancia. Con questo non vogliamo dire che gli ecuadoregni sono peggio delle galline stupide, tutt’altro, si evidenzia un problema gravissimo che non stà succedendo solo in Ecuador, ma se stiamo attenti e abbiamo occhio critico vedremo che succede in moltissimi altri stati, attenti in Italia!. Distruggono sistematicamente il sistema istruzione e come prodotto finale ottengono una massa di persone che magari hanno nozioni basilari, sanno leggere, scrivere, far di conto (magari male, e magari anche no, tanto ormai tutti vengono promossi!), ma sempre meno gli viene insegnato a pensare a crearsi una coscienza critica, a cercare le informazioni che spesso ti vengono nascoste, creando in tal modo una bella truppa di soldatini, tutti più o meno manovrabili e gestibili. Le persone che pensano e hanno spirito critico sono la linfa di un paese e allo stesso tempo la prima minaccia per politici che della “polis” hanno concetti un po’ distorti o magari l’hanno trovata solo come definizione in qualche cruciverba! Mentre i figli di chi ha soldi frequentano le scuole private e a loro volta saranno quelli che avranno soldi e istruzione, che entreranno in politica e continueranno a perpetuare questo meccanismo all’infinito. Distruggono e/o privatizzano il sistema sanitario, così quando qualcuno si ammala, o si ammala un suo caro, sarà disposto a far l’impossibile per cercare di guarirlo, sarà un ulteriore soggetto debole disposto a far di tutto, la schiavitù occulta. Stesso dicasi per il welfare, pensioni, anziani, asili, meno uno stato offre alla sua popolazione più la sua popolazione è in balia dello stato, o meglio, dei politici che governano questo stato, più in balia sei dei politici che ti governano, più sei lontano da uno stato democratico. Ragionamenti sicuramente troppo semplicistici per un’analisi seria di quello che sta succedendo attualmente in Ecuador, sono delle semplici considerazioni che facciamo ad alta voce con voi amici, per dirvi la preoccupazione che nutriamo in questo momento per le sorti di questo piccolo paese che ci accoglie in questa parentesi di vita. Qualcuno afferma che in questo momento l’Ecuador si sta avvicinando pericolosamente alla situazione colombiana degli anni ’60 dove i narcotrafficanti erano i padroni del paese, guerra civile (difficile trovargli un altro termine) che durò decenni e i più pessimisti dicono che ancora oggi ci sono strascichi non risolti di questo conflitto. Ci auguriamo di cuore che questo non succeda, per il bene che vogliamo a questo paese e alla sua gente, anche se certe volte ci arrabbiamo, nonostante il tempo che siamo qua non ci siamo ancora abituati a certi loro approcci, gli vogliamo un mondo di bene e ci piacerebbe vederli tutti avere una vita dignitosa.Domani accompagneremo in aeroporto le due Chiara, le volontarie arrivate con il Centro Missionario, il tempo di rientrare in Salinas e continueremo l’esperienza con i ragazzi arrivati con il Gruppone e che stanno facendo l’esperienza nella comunità di Natawa, aspettando il rientro di Washington, la prossima settimana, per ascoltare da lui direttamente com’è andata la sua condivisione in Italia…Ma il racconto di tutte queste cose lo lasciamo per il prossimo appuntamento, questa volta, nonostante i vari impegni, volevamo solamente farvi partecipi di questo momento duro e triste per l’Ecuador e della nostra preoccupazione per il suo futuro.Un abbraccio a tutti,Hasta pronto.                                Emanuele y Anna

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