Lettera Emanuele e Anna - Elezioni

Salinas 20 ottobre 2023
Un abbraccio a tutti.In questi ultimi giorni molti amici ci hanno scritto, inviato messaggi, chiedendoci notizie delle elezioni e su cosa si prospetta per l’Ecuador nel futuro immediato, e nel futuro venturo.Non siamo esperti di politica, tanto meno di politica Latino Americana, peró in questi giorni abbiamo cercato di comprendere un po’ di più ascoltando la gente, cercando notizie, seguendo dibattiti, commenti nel web… La stampa é un po’ faziosa, unidirezionale e molto scarna.Ci azzardiamo, senza nessuna pretesa senza nessuna presunzione di essere esaustivi, anche perché si ascolta tutto e il contrario di tutto anche dallo stesso fronte politico. Tentiamo di condividere con tutti voi alcune sensazioni, alcuni sentire che si percepiscono che si ascoltano vivendo qui in Ecuador, qui in Salinas, in questo angolo di Ecuador pieno di “azioni” e di “contraddizioni”.Cercheremo di essere il più neutrale possibile, anche se abbiamo un nostro pensiero, ma vogliamo che questo inquini il meno possibile la nostra esposizione.Una prima analisi l’abbiamo fatta con i numeri perché come dice sempre Padre Antonio “i numeri sono numeri e dicono la verità, non hanno sentimenti, anche se poi si interpretano”… Li abbiamo presi dalla fonte ufficiale dello Stato, il “CNE” Consejo Nacional Electoral (Comitato elettorale nazionale). In questi giorni i dati continuano a cambiare, compreso il numero degli aventi diritto di voto, almeno questo dato dovrebbe rimanere fermo, ma prendiamoli per buoni!Ci é sembrato poi importante leggere la situazione attuale dell’Ecuador su dove si sono collocate le forze indigene e le aree più povere dell’Ecuador. Come primo passo abbiamo cercato di confrontare i dati del voto con i dati delle province più povere, il grado di povertà lo abbiamo analizzato sotto differenti punti di vista: indice di povertà rispetto ad un valore minimo di 2.96 $/ giornalieri disponibili, indice di povertà in base alla capacità di consumo, e indice di povertà NBI “Necesidades Básicas Insatisfechas” (Bisogni primari insoddisfatti).Un altro tipo di confronto lo abbiamo fatto rispetto alle province con la percentuale più elevata di popolazione indigena, valutandola nei due aspetti: come numero assoluto di indigeni all’interno di una provincia e come percentuale rispetto alla popolazione totale della provincia.Una nostra lettura dei dati suggerirebbe che Noboa ha vinto “anche” con il voto dei settori più poveri del paese, e con il voto degli indigeni. “Anche…” ! Chiaramente ha un suo bacino di voti che arriva dalla parte elettorale imprenditoriale, borghese, medio borghese, la classe media. Una nostra semplice lettura ci suggerisce che una buona spinta per vincere gli sia arrivata pure dalle province dove la povertà picchia più duro e dove la popolazione indigena è più presente; questa lettura non è condivisa da tutti, come sempre anche la lettura dei numeri ha interpretazioni differenti, cosí consigiamo di fare anche voi.Le prime tre province per indice di povertà: Morona Santiago, Pastaza, Napo, sono bottino di Noboa, con percentuali bulgare (come si definisce quando le percentuali sono totalmente disomogenee) rispettivamente 68,73%, 73,67% e 70,34%.Se analizziamo la povertà in base alla capacità di consumo, in questo caso purtroppo abbiamo recuperato solo il dato delle prime sei province, con i peggiori dati negativi, ossia le prime sei con la minor capacità di consumo, e tutte e sei sono bottino di Noboa: Morona Santiago, Napo, Chimborazo, Cotopaxi, Pastaza, Bolivar, rispettivamente con 68.73%, 70.34%, 65.84%, 57.61%, 73.67% e 63.71%.Se infine analizziamo la povertà con l’indice della incapacità di soddisfare le necessità basiche, purtroppo anche in questo caso siamo riusciti a recuperare solo le prime sei province con i dati peggiori: Sucumbíos, Orellana, Los Ríos, Esmeralda, Morona Santiago, Manabí, in questo caso le prime quattro e l’ultima sono bottino di Luisa Gonzales, ma in questo caso le percentuali sono più omogenee, 59.73%, 52.9%, 63.13%, 61,79% e 65.83%.Se ora analizziamo i risultati considerando l’aspetto degli indigeni, purtroppo anche in questo caso abbiamo trovato i dati solo delle prime provincie, questa volta solo delle prime quattro con la percentuale più elevata di popolazione indigena, tutte e quattro sono bottino di Noboa: Napo, Morona Santiago, Pastaza, Chioborazo, con rispettivamente 70.34%, 68.73%, 73.67%. e 65.84%. Dobbiamo arrivare alla quinta provincia perché sia bottino della Gonzales.Ed infine riportiamo l’analisi fatta sempre considerando l’aspetto indigeno ma valutandolo rispetto alle province con il numero maggiore in assoluto di persone di origine indigena, in questo caso abbiamo recuperato il dato solo delle prime cinque province, anche qui tutte bottino di Noboa: Pichincha, Chimborazo, Imbabura, Morona Santiago, Cotopaxi, con rispettivamente 60.13%, 65.84%, 50.56%, 68.73% e 57.61%.I dati sopra riportati sono estrapolati dall’ultimo censimento del 2022, che per onor di cronaca sembra sia stato uno strumento molto criticato per inefficienza e inefficacia e sembra che molti giovani di origine indigena nel compilare il censimento abbiano dichiarato di essere “mestizos” (meticci) e non indigeni, ma per il nostro ragionamento crediamo non cambi la sostanza. Chiudiamo con un altro veloce ragionamento
Noboa governerà con il voto di poco più di un terzo degli aventi diritto di voto in Ecuador. Una sfilza di freddi numeri, con questi ognuno può fare le proprie considerazioni, noi ve ne condividiamo alcune, un po’ nostre un po’ che abbiamo ascoltato da altre persone, da altre fonti.C’erano due coalizioni, due candidati: Luisa Gonzáles candidata di Revolución Ciudadana il partito dell’ex presidente Rafael Correa, partito progressista di sinistra; Daniel Noboa a capo di una coalizione personale a cui si sono collegati alcuni partiti, che fanno riferimento ad una politica neoliberista estrema, anche se in un comizio, riscuotendo l’ilarità di molti, si sono definiti una coalizione di centro sinistra. Se qualcuno ha memoria storica e ha seguito la politica italiana negli ultimi anni si ricorderà i litigi per collocarsi al centro, cani e porci volevano collocarsi in questa area pseudo neutra, per poi farne di tutti i colori.In molti commentano, in molti cercano di dare spiegazioni a questo risultato politico e tutte potrebbero essere possibili come potrebbero essere furfanterie.A nostro avviso, Revolución Ciudadana è troppo legata a Raffael Correa, il che è normale, ne è stato una figura indiscutibilmente leader, ma molti non vedono di buon occhio il suo periodo di governo, in primis gli indigeni, e poi alcuni settori sociali,  e qui in Ecuador sono molto, molto permalosi, al punto tale da essere autolesionisti, e questo non ve lo diciamo per sentito dire, lo viviamo tutti i santi giorni, lavorando nei vari progetti devi continuamente mediare rapporti alterati, inquinati per stupidate, vere e proprie stupidate e questo si ripercuote per anni. Sentiamo frasi del tipo “Tre anni fa mi ha detto una cosa che non mi è piaciuta, cosí non voglio lavorare nello stesso progetto” e non si sono piú parlati!Proiettate questo a livello politico e la parte indigena preferisce votare per qualcuno che non li tiene per nulla in conto piuttosto di dare il voto alla candidata legata al partito di Correa.Pensare a un Correa più defilato rispetto al partito, potrebbe essere un’opzione, tutti quando parlano di Revolución Ciudadana pensano a Raffael Correa e non a Luisa Gonzáles, e questo non ci sembra un problema da poco.Poi sicuramente le sfumature sono molte e sicuramente più complesse, ma il substrato è fatto di queste beghe.Vi proponiamo le osservazioni di alcuni osservatori, che in qualche modo ci sembrano interessanti per continuare a fornire ulteriori chiavi di lettura. Affermano che la destra, pur non avendo una struttura politica perché è data da singoli cittadini (quasi la totalità mossi da interessi privati, più che da motivazioni politiche) che si sono legati a qualche partito, ha una preparazione e una capacità politica superiore.La sinistra progressista ha una struttura, una organizzazione politica, almeno sulla carta, poi però non sono in  grado di operare efficacemente in un paese così complesso. Hanno la proposta politica, ma non le capacità, i mezzi, le qualità per farle arrivare alla gente, gente come vi dicevamo prima molto permalosa che ha sempre qualcosa legato al dito.Altri, analizzando i dati del voto, espongono anche questa problematica: il candidato di Revolución Ciudadana Luisa Gonzáles è una donna, e pure una bella donna! Questo, nella società ecuadoriana attuale diventa un problema: tutto il mondo femminile, in particolare quello più disagiato, la identifica come una rivale, una rivale nei confronti dei propri uomini, e cosí non la sceglie. Che dire, ipotesi che ai nostri occhi di occidentali sembra molto bizzarra, ma vivendo qui in Ecuador da alcuni anni non è neanche così fuori posto. Chi faceva questi ragionamenti concludeva dicendo che il cammino per avere una società omogenea dal punto di vista culturale, dal punto di vista dell’emancipazione è ancora lungo, e sino a quando non si raggiungerà queste problematiche non sono da considerarsi ininfluenti. Ma sino ad allora chi avrà opportunità di candidarsi con possibilità di successo? Solo Uomini? O donne solo se un un pó racchie? … che pena!Continuando il suo ragionamento diceva: anche dentro la stessa Revolución Ciudadana esiste questo problema, il ragionamento lo spiega fornendo dati. Al primo turno Luisa Gonzales raggiunse il 33.61 % dei voti, ma Revolución Ciudadana raggiunse il 39.72% dei voti, un 6.11% di differenza, molti votarono per il partito ma non per la sua candidata a presidente, se tutti i voti fossero confluiti anche sulla candidata sarebbe mancato solo un 0.28 % per vincere al primo turno.Poi si ascoltano ragionamenti molto semplici, che comunque hanno un loro senso: è stato destituito il presidente Lasso, un neoliberale che stava prospettando per il paese provvedimenti “di sangue e lacrime”, e alla fine votano Noboa che come programma ha provvedimenti che quelli di lasso erano acqua fresca!Non ci sono medicinali negli ospedali e votano chi vuole privatizzare la sanità.Ci lamentiamo della corruzione e votiamo un imprenditore che è uno dei più grandi evasori fiscali.E avanti di ‘sto passo… e questi semplici ragionamenti fanno scatenare reazioni, anche violente, tra le persone.La campagna elettorale è stata tutta improntata più che sul fare proposte politiche di governo, su accuse nei confronti dell’avversario, venendo a termini calcistici il dibattito si è basato più su un tifo contro l’avversario che su un tifo per la tua squadra, e questo clima sta continuando.Ora si ricordano che le aziende di Noboa hanno numerosi processi pendenti per non aver rispettato i contratti con i lavoratori, per avere usato violenza, squadre punitive nei confronti di lavoratori che protestavano, ma questo era anche prima delle elezioni, ci vorrebbero proposte, non solo critiche.Anche qui in Salinas stanno spuntando i pro Noboa, e non sono pochi, si stanno sdoganando anche in questo angolo felice dell’Ecuador dove si parla tanto di economia solidaria, ma sempre più si guarda all’interesse privato e sempre meno al bene sociale.Anche analizzando i dati del voto delle tre parrocchie della missione salesiana ci sarebbe molto da riflettere: Salinas pro Gonzáles con margini minimi, tranne il seggio di Chazojuan nettamente pro Noboa; Simiatug pro Gonzáles con margini più ampi; Facundo Vela nettamente pro Noboa, come complessivamente il Canton di Guaranda.Il nuovo governo si sta muovendo alla velocità della luce: eletto la domenica sta già smentendo dopo un paio di giorni le promesse elettorali, doveva rivedere le percentuali di imposta sugli stipendi dei lavoratori, già stanno dicendo che per ora non si può fare, si vedrà più avanti.Era previsto un sussidio per i carburanti per diminuirne il costo, idem come sopra.Era previsto un adeguamento degli stipendi, riidem come sopra.Dovevano verificare tutto il settore pensionistico, imposte, età di pensionamento, anche qua stessa solfa.E avanti di questo passo, nessuno discute la complessità della situazione, della congiuntura economica, ma far durare 48 ore le promesse elettorali è un pò vergognoso… ma questo è un atteggiamento che possiamo riscontrare un po’ ovunque a questo mondo: confezioni le promesse che possono attirare più voti possibili, poi il giorno dopo fai i conti con la realtà e il cartello di carte messo in piedi crolla miseramente al suolo.Sarà un anno e mezzo di governo, poi ci saranno nuovamente le elezioni, sarà un anno e mezzo di campagna elettorale, confidiamo che tra un comizio e l’altro trovino anche il tempo di governare il paese, paese che è sempre più alla deriva, sempre più in balia della violenza e arroganza delle bande di narcotrafficanti, e mafiosi che spadroneggiano oramai in tutto il paese. Per concludere vi alleghiamo almeno uno stralcio della lettera che “Olivier De Schutter” Relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani ha inviato il 18 ottobre al presidente Noboa, perché crediamo che anche questo possa suscitare qualche riflessione. “Presidente Noboa, congratulazioni per la sua elezione a presidente dell’Ecuador. Estendo le mie congratulazioni al popolo ecuadoriano che ha affrontato e superato queste elezioni in un momento particolarmente difficile. Quando il suo nuovo governo inizierà a funzionare, l’aumento della violenza e dell’insicurezza sarà senza dubbio una delle sue priorità. Con la presente vi esorto a rispondere non solo con la legge e l’ordine, ma anche ricorrendo agli standard internazionali sui diritti umani che l’Ecuador si è impegnato a rispettare. Solo investendo nelle persone – garantendo il loro diritto all’istruzione, alla salute e alla protezione sociale – si potrà spezzare il circolo vizioso tra povertà e insicurezza. Attualmente, la mancanza di opportunità economiche e le carenze nell’istruzione hanno trasformato i giovani ecuadoriani in facili reclute per le bande criminali. E queste bande, a loro volta, alimentano la povertà, estorcendo denaro alle imprese e interrompendo l’istruzione. L’ho constatato in prima persona il mese scorso, quando ho avuto l’enorme privilegio di visitare l’Ecuador in qualità di relatore speciale delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e i diritti umani. Per due settimane ho viaggiato per il paese e ho parlato con difensori dei diritti umani, organizzazioni della società civile, rappresentanti delle comunità afro-ecuadoriane e indigene, persone che vivono in povertà e funzionari governativi, che hanno informato il mio studio sulla povertà nel paese. La mia conclusione è stata la seguente: l’Ecuador deve investire nella sua gente. Attualmente il Paese destina solo il 9,6% del suo Pil alla protezione sociale, compresa l’assistenza sanitaria, una percentuale inferiore alla media del 14% dell’America Latina e dei Caraibi. La copertura della protezione sociale è inferiore per le donne rispetto agli uomini e mi preoccupa soprattutto il fatto che solo il 13% delle donne indigene e il 12% delle giovani donne ricevano qualche tipo di beneficio. I livelli di povertà rimangono elevati, soprattutto nelle zone rurali del Paese: mentre il 38% della popolazione vive in condizioni di povertà multidimensionale a livello nazionale, il tasso sale allo scandaloso 70% nelle zone rurali, rispetto al 23% nelle aree urbane. Anche le donne sono colpite in modo sproporzionato, non solo perché devono far fronte a tassi di povertà più elevati, ma anche perché, con l’aumento della povertà, aumenta anche il rischio di violenza di genere. Una sfida importante per la sua amministrazione sarà senza dubbio quella del finanziamento, che implicherebbe un aumento degli investimenti sociali senza dipendere dallo sfruttamento delle risorse naturali. L’Ecuador ha dato l’esempio al mondo in questo senso quando ha votato per fermare l’estrazione di petrolio nel Parco Nazionale Yasuní e l’attività mineraria nella biosfera di Chocó Andino. Il mondo continua a guardare e il suo governo ha un’opportunità unica per costruire un nuovo modello di sviluppo che investa nell’istruzione di qualità, copertura della protezione sociale e garanzia dei diritti dei lavoratori senza aumentare lo sfruttamento del sottosuolo dell’Ecuador per coprirne i costi. Nella mia dichiarazione di fine missione ho elencato tre strumenti a disposizione del governo per finanziare queste priorità: un sistema fiscale più progressivo, scambi di debito con natura e razionalizzazione dei sussidi per il carburante. I 4,5 miliardi di dollari stanziati per i sussidi per il carburante nel 2022 – quasi quattro volte il budget stanziato per la protezione sociale – sarebbero stati spesi meglio per finanziare scuole, assistenza sanitaria e protezione sociale per le comunità più povere. Presidente Noboa, le auguro il meglio per la sua amministrazione. Ammiro molto l’Ecuador e il suo popolo e resto a vostra disposizione per offrirvi tutto il sostegno di cui avete bisogno nella lotta contro la povertà.” Ci sarebbero molte altre cose da aggiungere, noi piano piano stiamo cercando di districarci tra tutti questi differenti input spesso e volentieri contrastanti tra di loro, non è semplice. Aggiungere altro materiale oltre che rendere la lettera praticamente illeggibile, già forse lo è, non chiarirebbe poi molto.Invitiamo tutti a cercare informazioni per comprendere quello che succede in Ecuador, come in tutta l’America Latina, serve a comprendere quanto siamo connessi, nulla di quello che facciamo è ininfluente a questo mondo, dobbiamo prendere coscienza di questo, non è restando apatici a tutto che cambieremo le sorti di questo povero pianeta.Il Conflitto Israelo-Palestinese potrebbe essere un bel banco di prova per iniziare a ricercare notizie-informazioni senza adeguarci all’informazione sempre più omologata e succube dei poteri forti che vediamo in questi ultimi tempi. Soprattutto ai giovani, che saranno il futuro, vogliamo dire che per essere protagonisti del futuro bisogna conoscere bene il passato e vivere pienamente il presente. Un abbraccio a tutti Hasta pronto.
Emanuele y Anna

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